venerdì 16 maggio 2014

Il diario del Giro. Settima tappa: Frosinone-Foligno (211 Km). Il cappuccino e Richard Ford


Foligno - Oggi non sono riuscito a vedere la tappa. Eppure mi ero svegliato presto, anche se meno di ieri, anche se questa volta per andare a lavorare in libreria ma non come libraio. Addio sogni di gloria, viaggi in prima classe tra Frosinone e Foligno per seguire in prima linea il Giro d’Italia e scrivere il pezzo da spedire in redazione, a lavorare, al massimo con la consolazione preventiva di cappuccino e brioche al bar, non roba da tutti i giorni, mi è rimasta questa cosa relativa all’educazione materna che non si può fare tutte le mattine colazione al bar, sommi cappuccino e brioche e sono due euro e trenta, li moltiplichi per trentuno giorni del mese e fa più di settanta euro, roba da matti, da ragazzino c’erano ancora le lire ma quando raramente facevamo colazione al bar poi uscivamo e mia madre ancora con il sapore del caffè sulla lingua sottolineava sistematicamente “Certo che se uno facesse colazione al bar tutti i giorni, poi alla fine del mese…” Così qualcosa nell’inconscio mi è rimasto e non faccio colazione al bar tutte le mattine nemmeno adesso che sono un ben stipendiato cronista sportivo. Sportswriter, direbbe Richard Ford. Questa cosa l’ho raccontata al direttore del giornale che però mi ha detto ti ho mandato in giro per il Paese per riassumere le tappe della carovana rosa (lui dice sempre la carovana rosa) e buttare dentro qualche spruzzatina di sospetto doping, non parlarmi di brioche e di tua madre, che gliene importa ai nostri lettori. Non è molto intelligente, il mio direttore, si vanta di non leggere libri e quando gli ho detto Richard Ford mi ha detto cerca di parlare dei ciclisti dei nostri tempi. Comunque, al bar prima di andare a lavorare c’èra il solito idiota che monopolizzava La Gazzetta dello Sport, osservato con odio puro e giustificato da tutti gli altri. Perché si siede e monopolizza, per venti minuti, io capisco dieci minuti ma venti, venti minuti al mattino sono un tempo importante, e poi spesso si alza a lettura terminata e commenta ad alta voce con le sentenze tipiche dell’italiano medio, quelli che rubano e quelli che no, quelli che si dopano e quelli che no. Questa mattina mi è passato alle spalle mentre sorseggiavo il cappuccino sbraitando al barista “Sono tutti drogati, state ancora a guardare il ciclismo, sono tutti drogati…” Io ho pensato Dio mio, dammi la forza di non reagire, appoggiare un secondo la tazza sul bancone e colpirlo accidentalmente con una gomitata, che sublime forma di redenzione, poi riprendere con eleganza a sorseggiare il cappuccino, non è successo niente, perché sei così stupido uomo della Gazzetta? E che mi dici di Richard Ford? Frank Bascombe, il protagonista di Sportswriter,  è un uomo ancora giovane che ha rinunciato al mestiere di scrittore per diventare giornalista sportivo. Ma il direttore del quotidiano per cui scrivo non sa nemmeno chi sia Richard Ford, figuriamoci Frank Bascombe, eppure dirige un quotidiano sportivo, almeno Sportswriter potrebbe leggerlo, ma lui si vanta di non leggere libri. Hey ma non dovevamo parlare della tappa? Come dicevo non l’ho vista, ma dai tanto adesso c’è internet. L’avevo pronosticato ieri, arrivo in volata. Però una fuga di cinque corridori capita, resistono resistono resistono mentre il gruppo aumenta il ritmo per risucchiarli, resistono litigando fra loro per darsi il cambio a tirare ma poi cedono, vengono risucchiati, e sul traguardo trionfa ancora il francesino Bouhanni davanti al nostro Nizzoli, come direbbe un cronista più patriottico di me. Invece no, vince il francesino mi dicono patito di boxe che infatti ha il coraggio dei matti perché mentre Nizzoli parte pulito e  centrale per la sua progressione, tecnicamente perfetta, Bouhanni sbuca fuori dalle transenne negli ultimi metri, le sfiora le transenne per poi accentrarsi lievemente ondeggiando grossolanamente, meno bello a vedersi ma pugilatore arrabbiato che passa primo a Foligno,  anticipando oltre all’italiano secondo come a Bari lo sloveno Mezgec e il solito Matthews, che mantiene la maglia rosa per il sesto giorno consecutivo. Allora fa sul serio? Tempo al tempo, io scommetto che il Giro lo vince Cadel Evans, il direttore del giornale mi dice non dire prima chi vince la carovana rosa. La tappa non l’ho vista perché uscito dalla libreria ho pranzato e poi quando il collegamento Rai stava per iniziare Pietro si è svegliato dal suo riposo pomeridiano dicendo inequivocabilmente “Bici dai”.  L’ho accompagnato quindi il mio amico lungo le strade e i parchi del mio quartiere stando dietro alla sua mini-bicicletta con l’ammiraglia delle mie gambe fino a quando non sono arrivate le sette di sera e lui ha detto “Gelato”, io gli ho detto “Gnocchetti”, lui ha detto “Gelato”, io “Gnocchetti dai sono le sette”, lui “Ge-la-to!”. Abbiamo preso un Mottarello. Che cosa fosse esattamente quella vita piacevole che si aspettava, Frank Bascombe non lo sapeva proprio. Comunque, non poteva dire non ci fosse stata. Erano solamente successe tante cose, da allora.

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