martedì 27 maggio 2014

Il diario del Giro. Sedicesima tappa: Ponte di Legno-Val Martello/Martelltal (139 Km). Parrucchiera e filosofia


Val Martello/Martelltal – Capita sempre così, entro dalla mia parrucchiera che sono Andrea Pirlo ed esco fuori che sono Massimo Cacciari. Da calciatore e filosofo in circa venticinque minuti. Invecchio rapidamente ed acquisto saggezza, non tecnico-tattica ma in attività di pensiero per lo più sistematica, vado dall’edicolante e dico “Buongiorno, vorrei il quotidiano per favore”, la gentile signora chiusa fra i giornali appare emozionata, ha di fronte a sé Massimo Cacciari, che solo poco prima era Andrea Pirlo. Sfoglio velocemente, il partito sostenuto dal quotidiano ha raggiunto il 40,8% di preferenze alle elezioni europee, si respira euforia tra i caratteri, una nota critica letteraria si sforza di recensire l’ultimo romanzo del famoso e ricco giovane scrittore che non avendo problemi di vile pecunia si occupa della sua tata, una tematica avvincente e regolata scientificamente, girano senza dire nulla le parole della nota critica letteraria, l’importante è raggiungere il numero di righe richieste senza dire fondamentale nulla, che il romanzo è brutto e scolasticamente noioso ad esempio, l’importante è non sbilanciarsi mai per mantenere buoni rapporti con tutti, potrebbero sempre tornare utili prima o poi. Per dimenticare in fretta passo a prendere in automobile la mia famiglia e andiamo da Lanzani, bottega e bistrot dove il bresciano può gustare aperitivi e specialità gastronomiche di alto livello, è il caso di festeggiare cari miei Marta e Pietro, ero Andrea Pirlo e adesso sono Massimo Cacciari, ho governato Venezia e pubblico con Adelphi, tempo di sederci e al tavolo di fianco al nostro arriva il capitano del Brescia Calcio “Piacere, Marco Zambelli”, “Piacere, Massimo Cacciari, ma se solo ci fossimo incontrati questa mattina, credo avresti preferito”. Per romantica deduzione brindiamo alla nostra salute con un pirlo (vino bianco frizzante, campari, seltz), Pietro con un succo alla pera, mi rendo conto che il tempo è volato, oggi è la giornata della grande tappa e sono seduto da Lanzani a filosofare di calcio e cultura, se lo scopre il direttore del giornale questa volta mi ammazza, saluto rapidamente e corro in automobile verso casa, ansia da tappone come scrive E.C. sul quotidiano, francamente no, ma Passo Gavia, Stelvio, val Martello sì, ci sarà da divertirsi (non essendo ciclista), sperando che non piova, e invece piove, le condizioni atmosferiche sono proibitive, Nairo Quintana attacca sulla discesa dello Stelvio e non lo prende più nessuno, i telecronisti parlano dei calciatori che si buttano per terra dopo aver subito un buffetto, mentre i ciclisti salgono e scendono eroici avvolti da pioggia e nevischio. La verità è che il calcio è un gioco, il ciclismo uno sport, dicono i telecronisti con un certo rancore. Andiamo avanti, Quintana attacca e non lo prende più nessuno, davanti a sé ha ancora la terribile ascesa ventosa fino a Martelltal che arriva, è doveroso ricordarlo, dopo che i corridori hanno già affrontato Gavia e Stelvio, 2618 e 2758 metri di altitudine. Quintana va, l’avevo detto ieri che era il mio favorito, appena in tempo, il mio buon nome d’inviato è conservato. Qualcuno mi rinfaccia di aver pronosticato Cadel Evans solo una settimana fa, anche in virtù di una presunta simpatia generazionale. Nego fermamente. L’unico che tiene il passo del colombiano che vincerà il novantasettesimo Giro d’Italia è il canadese Hesjedal che taglia il traguardo solamente otto secondi dopo la nuova maglia rosa, quindi giunge il sempre battagliero Rolland a un minuto e tredici, via via gli altri. La classifica generale vede Quintana nuovo leader, a un minuto e quarantuno Uran Uran che viene da Urrao, a tre e ventuno Cadel Evans. Domani ultima occasione per i velocisti, se sopravvissuti. Un saluto dal vostro inviato ciclo-filosofico, Massimo Cacciari.

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