venerdì 2 maggio 2014

Il fuorigioco sta antipatico ai bambini


Il calcio, la letteratura, la vita. Tre sono i sentieri che s’intrecciano e si biforcano in Il fuorigioco sta antipatico ai bambini, romanzo e autobiografia, lettura in undici capitoli di undici romanzi e rilettura di undici edizioni della Coppa del mondo di calcio: dal 1974, qualche mese prima della comparsa biografica di chi racconta, al 2014, anno in cui, sempre chi racconta, si appresta a spiegare il senso del football, e della vita, al figlio «infaticabile compagno di azioni calcistiche in corridoio». E così l’interminabile, apparentemente inutile ragnatela di passaggi disegnata sul campo di Monaco di Baviera nel primo minuto della finale dei Mondiali del ’74 dall’Olanda di Johan Cruijff assomiglia al monologo, astratto e acronico, di una pagina di Thomas Bernhard. E quattro anni dopo Mario Kempes avrà i capelli troppo lunghi per compiacere il presidente Videla in tribuna, ma non abbastanza lunghi per convincere Julio Cortazar a far ritorno a Buenos Aires. Zinedine Zidane che segna due gol di testa nella finale del 1998 e Albert Camus possono incontrarsi nella stessa tasca del camice bianco di un venditore di lavatrici in un grande centro commerciale. Per arrivare in fondo alle pagine di Turgenev che parlano di vite infinite che sanno riunire, anche a distanza di anni, i padri ai figli.

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