giovedì 5 dicembre 2013
Che rumore fa la felicità?
Che rumore fa la felicità? Marco Combi recensisce Il silenzio della felicità su Finzioni, progetto di lettura creativa.
lunedì 18 novembre 2013
"Il silenzio della felicità" alla Feltrinelli di Cremona
Attenzione: giovedì 28 novembre presenterò "Il silenzio della felicità" alla libreria Feltrinelli di Cremona, ore 18. Interverrà Chiara Daina, giornalista del Fatto Quotidiano e del Venerdì di Repubblica. Tempo previsto poco nuvoloso, temperature tra i 6 e i 15 gradi.
martedì 12 novembre 2013
lunedì 11 novembre 2013
mercoledì 6 novembre 2013
"Il silenzio della felicità" alla Feltrinelli di corso Buenos Aires, Milano
Lunedì 11 novembre alle ore 18.30 presenterò Il silenzio della felicità alla Feltrinelli di corso Buenos Aires, Milano. Interverranno Antonio Gurrado e Annarita Briganti.
venerdì 1 novembre 2013
"Il silenzio della felicità" disegnato da Marco Petrella
Oggi su L'Unità, Marco Petrella interpreta in modo meraviglioso "Il silenzio della felicità". Che dire, avrei voluto leggere disegnato tutto il romanzo.
mercoledì 30 ottobre 2013
lunedì 28 ottobre 2013
sabato 26 ottobre 2013
Una recensione rapida e confusa
Su Internazionale in edicola questa settimana, Sivan Kotler recensisce in modo rapido e confuso Il silenzio della felicità.
La parte che amo maggiormente di questa superficiale e scolastica critica al romanzo è senza dubbio questa:
"Le tappe narrative necessarie ci sono tutte anche se a volte forzate. Le lunghe passeggiate, i libri, i fiori, Pasolini, sprazzi di ebraismo e perfino la precarietà".
"Sprazzi di ebraismo?" "Perfino la precarietà?"
Ma che libro hai letto Sivan?
Ciao.
domenica 20 ottobre 2013
"Il silenzio della felicità" alla Feltrinelli di Brescia
Giovedì 31 ottobre alle ore 18 presenterò Il silenzio della felicità alla Feltrinelli di Brescia. Interverranno Antonio Gurrado e Pietro Savio.
giovedì 3 ottobre 2013
martedì 1 ottobre 2013
"Il silenzio della felicità" a Fahrenheit Radio 3
mercoledì 18 settembre 2013
lunedì 2 settembre 2013
giovedì 22 agosto 2013
Come inizia
Come inizia Il silenzio della felicità?
Leggi il primo capitolo in pdf sul sito Fernandel.
Leggi il primo capitolo in pdf sul sito Fernandel.
martedì 16 luglio 2013
Il silenzio della felicità
A settembre, Il silenzio della felicità.
Questa è la storia del viaggio disincantato e solitario di un giovane sognatore alla ricerca del silenzio. Amante delle lunghe passeggiate, ispirato da Robert Walser e Jean-Jacques Rousseau, Martino trascorre il suo tempo camminando sulle colline intorno alla città in cui vive e cercando di sfuggire al suo inesorabile nemico, il rumore. Trova parziale sollievo nel buio di un cinema, guardando i film dell’amato Truffaut. Ma il rumore è ovunque e, nel tentativo di contrastare i suoni disturbanti della nostra vita quotidiana, Martino comincia a catalogarli in tabelle.
È l’incontro con Blanca, una ragazza catalana che da tempo sta classificando le nuvole in base al variare delle loro forme, a donargli un po’ di leggerezza. I due intraprendono un rapporto costante e frammentario, che porta Martino a credere che si celi un messaggio di speranza nel loro moderno vagabondare lungo le strade di una città molto reale e allo stesso tempo immaginaria. Forse il cammino non è sempre inutile. Forse l’incanto non è poi così lontano.
È l’incontro con Blanca, una ragazza catalana che da tempo sta classificando le nuvole in base al variare delle loro forme, a donargli un po’ di leggerezza. I due intraprendono un rapporto costante e frammentario, che porta Martino a credere che si celi un messaggio di speranza nel loro moderno vagabondare lungo le strade di una città molto reale e allo stesso tempo immaginaria. Forse il cammino non è sempre inutile. Forse l’incanto non è poi così lontano.
martedì 18 giugno 2013
C'è un grande prato verde, secondo tempo
Nostalgia del campionato? A breve, nelle migliori librerie, "C'è un grande prato verde. Secondo tempo" (Manni). 38 scrittori italiani raccontano le partite della Serie A 2012-13. Io mi sono occupato di Juventus-Inter, undicesima giornata del girone d'andata, il risultato non me lo ricordo.
lunedì 20 maggio 2013
Finalmente domenica! (39)
Mentre lo stratosferico arbitro Bergoglio (per ragioni di privacy ne abbiamo camuffato il cognome) portava il
Milan ai preliminari di Champions League al posto della Fiorentina che l'aveva
meritato sul campo, abbassavo il volume del telecronista che cercava
imbarazzato scuse all'evidenza di un furto del valore di diversi milioni di
euro e riprendevo tra le mani Bernardo Soares che tenevo disteso al mio fianco,
non lui ma il suo libro con Fernando Pessoa in copertina che mi guardava serio,
assente e preoccupato come a dire ma che fai, stai ancora a perdere tempo con
il calcio italiano?
Hai ragione Fernando, ma giunto al termine della mia consueta maratona fine-settimanale padre-figlio la cosa più intellettuale che riesco a fare è sedermi sul divano e guardare l'ultima giornata di Serie A, che porta sempre con sé un sottile velo di malinconia o come diresti probabilmente tu, di Desassossego. Osservo i goal, le azioni e le emozioni delle diverse partite e non penso a nient'altro, più o meno, mentre tanti veri scrittori non stanno mica a guardare la televisione sportiva come me ma stanno tornando da Torino oppure cenando a Torino perché a Torino, si conclude il Salone del Libro. Merende con gli autori caffè con gli editori, aperitivi con gli editor amari con i traduttori, che poi una spremuta con Marco di Einaudi o Alessandro di Minimum Fax me la sarei bevuta volentieri, ma ho un po' di mal di schiena perché ho portato in groppa Pietro addormentato da piazza Duomo a casa mia, cinque o sei chilometri dovrebbero essere, ma si era appisolato dopo un giro in libreria e allora ho pensato niente tram, facciamo due passi lungo le vie nascoste di Milano che dici Pietro? Dormi, silenzio/assenso quindi via, la Borsa il dito di Cattelan, via dei Morigi poi diritto in fondo cos'è quella bellezza? Ah sì la schiena della basilica di S. Ambrogio, illuminata al sole, il monumento ai Caduti via San Vittore, piazzale Baracca i parchi ecc., Ippolito Nievo.
Insomma per una volta non vorrei essere altrove rispetto al posto dove sono, rileggevo dieci anni fa Il libro dell'inquietudine a Sirmione sul Garda seduto su una panchina sopra un pendio, sotto c'era il lago a sinistra le Grotte di Catullo, sottolineavo in matita ciò che mi ero scordato durante la prima lettura, e alla fine con quella enfasi tipica della giovinezza scrivevo sulla prima pagina bianca del volume: "La mia bibbia", sottolineato pure quello. Adesso invece mi guardi Fernando e io penso all'arbitro Bergoglio, a fine carriera mi auguro gli sia riservato almeno il ruolo di moviolista a Mediaset Premium, dove siamo capitati altro che inquietudine, eteronimi o semieteronimi va che non mi freghi lo so che sei sempre tu, Bernardo Soares aveva ammobiliato le sue stanze prestando particolare attenzione alle poltrone (con braccioli, profonde, morbide) per "conservare intatta la dignità del tedio", un po' di mal di schiena è il conto da pagare alla faticosa, sublime gioia di essere padre, insieme alla pazienza che non deve finire mai, alla stazione ferroviaria di Firenze in serata la tensione è esplosa hanno aggredito i giocatori del Milan, il capotreno ha fischiato e tutti hanno pensato a un altro calcio di rigore per Balotelli.
Hai ragione Fernando, ma giunto al termine della mia consueta maratona fine-settimanale padre-figlio la cosa più intellettuale che riesco a fare è sedermi sul divano e guardare l'ultima giornata di Serie A, che porta sempre con sé un sottile velo di malinconia o come diresti probabilmente tu, di Desassossego. Osservo i goal, le azioni e le emozioni delle diverse partite e non penso a nient'altro, più o meno, mentre tanti veri scrittori non stanno mica a guardare la televisione sportiva come me ma stanno tornando da Torino oppure cenando a Torino perché a Torino, si conclude il Salone del Libro. Merende con gli autori caffè con gli editori, aperitivi con gli editor amari con i traduttori, che poi una spremuta con Marco di Einaudi o Alessandro di Minimum Fax me la sarei bevuta volentieri, ma ho un po' di mal di schiena perché ho portato in groppa Pietro addormentato da piazza Duomo a casa mia, cinque o sei chilometri dovrebbero essere, ma si era appisolato dopo un giro in libreria e allora ho pensato niente tram, facciamo due passi lungo le vie nascoste di Milano che dici Pietro? Dormi, silenzio/assenso quindi via, la Borsa il dito di Cattelan, via dei Morigi poi diritto in fondo cos'è quella bellezza? Ah sì la schiena della basilica di S. Ambrogio, illuminata al sole, il monumento ai Caduti via San Vittore, piazzale Baracca i parchi ecc., Ippolito Nievo.
Insomma per una volta non vorrei essere altrove rispetto al posto dove sono, rileggevo dieci anni fa Il libro dell'inquietudine a Sirmione sul Garda seduto su una panchina sopra un pendio, sotto c'era il lago a sinistra le Grotte di Catullo, sottolineavo in matita ciò che mi ero scordato durante la prima lettura, e alla fine con quella enfasi tipica della giovinezza scrivevo sulla prima pagina bianca del volume: "La mia bibbia", sottolineato pure quello. Adesso invece mi guardi Fernando e io penso all'arbitro Bergoglio, a fine carriera mi auguro gli sia riservato almeno il ruolo di moviolista a Mediaset Premium, dove siamo capitati altro che inquietudine, eteronimi o semieteronimi va che non mi freghi lo so che sei sempre tu, Bernardo Soares aveva ammobiliato le sue stanze prestando particolare attenzione alle poltrone (con braccioli, profonde, morbide) per "conservare intatta la dignità del tedio", un po' di mal di schiena è il conto da pagare alla faticosa, sublime gioia di essere padre, insieme alla pazienza che non deve finire mai, alla stazione ferroviaria di Firenze in serata la tensione è esplosa hanno aggredito i giocatori del Milan, il capotreno ha fischiato e tutti hanno pensato a un altro calcio di rigore per Balotelli.
lunedì 13 maggio 2013
Finalmente domenica! (38)
Ero
a Lavagna in piazza non me lo ricordo. Ma sì, quella dopo il sottopassaggio di
fronte al mare, no non quella del parcheggio, l'altra. Che a essere precisi non
è proprio di fronte al mare, tra il mare e la piazza dov'ero ci sono appunto i
binari della ferrovia, il parcheggio e il lungomare comunque ero lì, seduto su
una panchina fuori dall'edicola perché cosa c'è di più bello che comprare un
giornale al mare, ero lì con Pietro arriva una ragazzina avrà avuto otto anni
in più di lui ovvero circa nove e mi fa:
"Ciao, lui come si chiama?"
"Pietro".
"Andate anche voi in spiaggia?"
"Credo di sì, tra poco".
"Voi avete la barca?"
"No, siamo senza".
"Noi invece ce l'abbiamo".
"Bene, bello".
"Allora come siete qui?"
"In una casa".
"La casa è vostra?"
"No, in affitto".
"Ah".
Di avere una barca poco m'importa in realtà, dondolare di continuo non m'interessa, e poi ci sarebbe anche da guidarla, faccio già troppi chilometri in automobile. Una casa al mare invece non mi dispiacerebbe affatto, in ogni caso mi piace molto scendere dall'appartamento in via dei Devoti, siamo in affitto, superare la bandiera del Genoa che il simpatico proprietario lascia sventolare sul balcone, attraversare la strada e ritrovarmi al porto turistico, dove quelli che hanno la barca la tengono ormeggiata, ci sarà pure quella della nostra amica di nove anni. Poi proseguire il passeggio tentando di convincere Pietro a scegliere la mia direzione, non sempre facile da quando ha cominciato a camminare, fino ad arrivare alla piazza di cui non ricordo il nome, entrare in edicola e comprare Tuttosport, se non lo prendo questi giorni che la Juventus ha vinto il trentunesimo scudetto quando lo compro, degli altri quotidiani non m'importa più nulla ringraziando il Signore, l'unica arma rivoluzionaria del buon italiano mi pare sia non leggere più i giornali, non guardare la televisione e studiare solamente buoni libri. Peccato comunque fermarsi a Tuttosport, perché mi dicono su Repubblica Roberto Saviano si scaglia contro i bulli di Twitter, ah che tema coinvolgente e vicino ai problemi reali della gente, del resto incastrato in una bolla milionaria come ricordarseli i problemi reali della gente, vale per lui e per tanti altri, siamo in molti in fondo e lontani dal loro mondo, senza bolla e senza barca. Tuttavia sopravviviamo, con miseri stipendi oppure senza lavoro, la nostra felicità è nascosta in prodigi incomprensibili ai benestanti, vai a vedere che alla fine i fortunati siamo noi.
Dopo la piazza, davanti il mare all'indietro una via che porta a piazza Gugliemo Marconi, questa me la ricordo, preludio magnifico (parte in erba, parte in pietra) a una basilica consolante nella sua eternità, e allora si tratta di ascenderla lentamente con Pietro e pallina questa piazza che è una salita, all'insegna di un Tiki-taka Savio in zona ligure approdare alla scalinata con due leoni di marmo ai lati, salutarli nell'arrampicata, siamo sopra Lavagna, sotto ci sono i portici, una libreria di usato che quasi mi spingeva all'acquisto di cinque fascicoli-replica degli Album di figurine Panini a un euro l'uno, ma erano dal 1976 al 1980 e ho pensato, ero troppo piccolo non avrebbero fatto affiorare nessun tipo di ricordo, meglio allora scendere i gradini uno alla volta e fare finta di niente, risparmiare cinque euro per poi spenderle in focaccia o pasticcini, quindi puntare al lungomare nonostante il vento forte e Pietro che non tiene il cappello per il sole, quattro giorni al mare e chi ha più voglia di ritornare.
lunedì 6 maggio 2013
Finalmente domenica! (37)
Sono diventato campione d’Italia
appena dopo la curva di Bergamo, non che prima non lo fossi, ero già campione prima
di girare, ma ho fatto la curva in autostrada e il radiocronista ha detto è finita, la Juventus è campione d’Italia
per la seconda volta consecutiva, la Juventus conquista il suo ventinovesimo
scudetto, e io ho pensato ma senti ‘sto scemo probabilmente assunto per
raccomandazione, lui ha detto non sono
stato assunto per raccomandazione, ecco
però è comparso al centro del campo un enorme scudetto con scritto dentro 31, questa
storia non finirà mai, io gli ho detto ma certo che non finirà mai, fino a
quando continuerete a parlarne, un’analisi tecnica vuoi farmela? Hai mai giocato
una partita di pallone giornalettaio dai ragionamenti semplici e più comodi? Ti
sei mai informato leggendo altro rispetto ai quotidiani dove lavorano padri di giornalisti,
figli di giornalisti, nipoti di giornalisti che preparano il terreno in
redazione per l’arrivo di altri parenti pronti a scrivere articoli che
leggeranno e commenteranno solo loro, come ad un pranzo tipografico di natale
ripetuto tutti i giorni?
Comunque ero dopo la curva di
Bergamo, guidando ho annunciato a Marta e a Pietro sul sedile posteriore: “Sentito?
Siamo campioni d’Italia…” Marta ha detto di già? Quindi le ultime partite non
le giocano? Pietro ha detto Deddede, Io
sì come l’anno scorso, no le ultime partite le giocano lo stesso, se le
vinciamo tutte facciamo 92 punti e sarebbe un altro piacevole record, Deddede, Marta ha detto allora arriva
Ibrahimovic cosa ne pensi?, talvolta mi sorprende, il giorno precedente sapeva
tutto della conferenza stampa in cui Conte aveva chiesto rinforzi per
proseguire il suo magnifico lavoro, Io tornando a Ibrahimovic è difficile ma se
viene mi fa piacere, non è bello vendere i giocatori il giorno che hanno vinto
il campionato ma cediamo Vucinic al Manchester United e prendiamo Ibrahimovic,
il nodo non è il costo del cartellino ma l’ingaggio, 14 milioni di euro all’anno, e pensare
che noi dal 10 giugno saremo in contratto di solidarietà, lei mi ha detto ma
non può abbassarselo l’ingaggio? Io le ho detto stiamo lavorando su questo ma
non è facile, si tratta di spalmare, come forse sai la mia rosa di attaccanti
per la Juventus del prossimo anno sarebbe Ibrahimovic, Llorente, Higuain, Vucinic
e Quagliarella. Ma Vucinic non hai detto che lo vendi? Infatti, ma speravo non
te ne accorgessi confondendolo con Zlatan in virtù del simil cognome, allora diciamo
che lo sacrifico per Ibrahimovic perché lo svedese è un Vucinic che fa anche
trenta goal a stagione, in caso togliamo Mirko dalla nostra rosa e pensiamo a qualcun
altro, quel Beltrame che gioca nella squadra Primavera non mi dispiace, ma
meglio prestarlo, allora facciamo Diamanti che calcia bene punizioni e angoli.
Dopo la curva la strada è tornata
diritta, al mattino mi ero svegliato alle cinque, in piedi per in piedi avevo deciso
di correggere per la penultima volta gli ultimi due capitoli del mio romanzetto
in uscita a settembre, ma pensavo pure al fastidio che da tempo provo per certi
scrittori campioni di Tweet relativi al loro libro in uscita, al loro libro
presentato con, al loro libro recensito da, nauseante, capisco una volta ma
dieci al giorno, smettetela e non rompete le balle alla gente, contenete il
vostro ego non provate un minimo di vergogna? Finirà anche l’era dell’autopromozione
internautica, finirà la moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle
masturbazioni, ho sonno guido e sono campione d’Italia, ma vorrei solamente
dormire, l’altra notte ho sognato una guerra civile tra italiani, tiravano
fuori vecchi cavalli dai garage, galoppavano davanti alle gelaterie e c’era un
grande caos lungo le strade, Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia ricordava a tutti io ve l’avevo
detto: “Il vero fascismo è questo potere della civiltà dei consumi che sta
distruggendo l’Italia, e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che in
fondo non ce ne siamo resi conto, è avvenuta in questi ultimi dieci anni, è
stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi sparire,
e adesso risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno ci accorgiamo
che non c’è più niente da fare”. L’altra notte ho sognato una sana guerra
civile, ma poi mi sono svegliato erano le cinque del mattino e invece non erano
stati gli italiani a tirare fuori i cavalli dai garage ma viceversa.
lunedì 29 aprile 2013
Finalmente domenica! (36)
Una manciata di chilometri a sinistra e nascevo
in Francia, a sinistra guardando la cartina intendo, fisica o politica alla
fine è lo stesso mi pare di capire leggendo La
filosofia del viaggio, poetica della geografia di Michel Onfray. Brescia,
Milano, Torino, Francia. Ecco così più o meno, leggo Michel Onfray nel mezzo
della notte e penso che fino a quando avrò la forza di alzarmi dal sonno per
scrivere o leggere una cosa allora potrò dirmi vivo, mica morto oppure italiano
che è anche peggio. Bastava varcare il confine, papà, non potevi andare a fare
i materassi in Costa Azzurra? Certo, come migrante ti avrebbero trattato male,
i francesi non sono certo teneri con gli italiani, avrebbero detto che i
materassi fatti dall'italiano non erano comodi come quelli fatti dai francesi,
ma col tempo li avresti convinti, e io avrei sofferto qualcosa come seconda
generazione ma mi sarei chiamato François, Savieau. Avrei potuto leggerlo in
francese e con padronanza linguistica Michel Onfray, magari frequentare la sua
Università popolare di Caen, ma la retta quanto sarebbe costata? Nel dubbio,
restando solamente al primo imperfetto, leggere in francese Théorie du voyage: poétique de la géographie,
nell'anno più vicino alla sua creazione il 2007, senza aspettare la traduzione
del 2010. Che poi ad essere del tutto onesti, in Francia mica posso giurare che
mi sarei trovato bene, freddini questi transalpini, la mia dimensione ideale
quindi dovendo scegliere una sola carta del mazzo, magari per una prossima vita,
direi il Portogallo, in particolar modo Lisbona, vissuta nel 2000 e nel 2009,
la prima volta seguendo la volontà di camminare “sotto un cielo abitato tempo
prima dal poeta preferito”.
In ogni caso la filosofia del viaggio, ma questa
settimana il libro da tenere d'occhio è quello nuovo di Onfray: Schopenhauer,
Thoreau, Stirner. Le radicalità esistenziali, sesta puntata della controstoria della
filosofia, che ho comprato e messo nello zaino per resistere al fatto che
domenica avrei lavorato. Certo preso d'assalto da orde di maleducati mai avrei
avuto il tempo di leggerlo nel giorno che una volta era di Gesù Cristo, ma
sapere che Onfray era nello zaino ecco, mi avrebbe consolato. Non riesco a
ricordarmi il nome di quel cretino che ha inventato il lavoro domenicale, di
quei cretini furbi e ricchi che l'hanno esportato in Italia, questa domenica
poi c'era anche il derby di Torino, ho fatto finta di niente fino a quando
camminando verso l'orrido settore Management ho pensato adesso segna Arturo Vidal,
sono tornato al computer un cliente mi ha detto vorrei l'ultimo libro che ho
visto in televisione e io gli ho detto guardi: sono le 16 e 45 e ha segnato
davvero Arturo Vidal. Poi è arrivata al Punto Informazioni Laura e le ho detto senti, adesso buttano
fuori Glik. Abbiamo aggiornato la diretta su Repubblica.it: espulso Glik. Allora ho pensato, vuoi
vedere che sono un veggente?
La velocità è la filosofia degli imbecilli, la
velocità è la religione degli imbecilli, una di queste due frasi mi pare bella.
Infine un terrorista si è messo a sparare davanti al Parlamento, no non era un
terrorista ma uno squilibrato, no non era uno squilibrato ma uno che ha perso
il lavoro e si è separato dalla moglie. I politici in generale ci sono rimasti molto male, e qualcuno di
loro ha detto che se uno perde il lavoro e si separa dalla moglie deve avere il buongusto di suicidarsi
e non di andare a sparare in giro.
giovedì 25 aprile 2013
Wittgenstein, oppure Lewandowski
domenica 21 aprile 2013
Finalmente domenica! (35)
Che sarebbe stata una settimana di cambiamenti
avrei dovuto capirlo fin da lunedì. In libreria ci hanno fatto dividere il
reparto di Psicologia in due: da una parte la Generale, dall'altra la
Professionale. Scelta condivisibile, cosa c'entrano Andreoli o Alberoni con
Freud? E Crepet con Jung? Titoli come Fallo
felice oppure Fai uscire la stronza
che c'è in te, che avevano a che
fare con Lacan o anche con Hillman o Sacks? Falli
soffrire certo, ma anche Fossi figa
sarei una stronza oppure Tu lo fai
girar. La verità sugli uomini, a vantaggio delle donne, o ancora Falli soffrire 2.0 Gli uomini preferiscono
le stronze ecco li abbiamo separati da L'interpretazione
dei sogni, o da Ricordi, sogni,
riflessioni. Così ognuno guarda e cerca dove vuole.
Nell'atto di spostare la Psicologia, ho pensato
alla Narrativa. Perché non dividere anche quella? Da una parte la Generale,
dall'altra la Professionale. Tanto ogni settimana esce il romanzo del giovane
scrittore uguale a quello della settimana precedente, meglio se prefabbricato
nella scuola di scrittura, l'autore di stavolta per mantenersi e pagare la
retta faceva il pompiere, aiuto il fuoco!, ma che titolo e copertina orrendi,
la solita di copertina seriale, che io più passa il tempo più mi chiedo come ho
fatto a diventare un mezzo scrittore che non ho mai frequentato nessuna scuola
di scrittura, deve trattarsi di un miracolo. Comunque domani allora lo
propongo: da un lato la Narrativa Generale, i nomi li sappiamo non mancano mai:
dalla conduttrice televisiva al giovane professore, dallo scrittore impegnato
eppure non lavorante e giramondo pagato non si sa da chi, allo scrivente
mantenuto a galla dal fuoco di recensioni incrociate unite dal fatto di essere
sempre amiche, Mi piace questo elemento
e siamo tutti Amici. Dall'altra la
Narrativa Professionale allora mettiamo ad esempio Berto, Bianciardi, Busi ecc.
Mi pare una buona idea, pulizia della confusione, ma già immagino le pressioni
delle Case Editrici più importanti: "Su questo romanzo abbiamo puntato,
venduti i diritti per la traduzione in diciotto paesi, lei ha sedici anni ma è
molto brava e unisce l'utile al dilettevole, su Twitter la seguono già seimila
persone e non solo perché la fotografia del profilo corrisponde alle sue
mutandine, e allora dovete metterla nella Professionale tra Hamsun e Hrabal".
Vedremo, nel frattempo la sfida tra ottuagenari
per la Presidenza della Repubblica impazzava: Mattarella contro Franco Marini contro
Rodotà contro...vince chi promette di arrivare vivo a fine mandato. Pigi
Bersani confermava la sua qualità di genio al contrario, sublime nel
trasformare ogni cosa toccata o proposta in cacca oppure in sconfitta. Ma il Nuovo Circo Bersani offriva pure lati
positivi: dopo i ripetuti patatrac si dimetteva Rosy Bindi, poi lo stesso
Bersani, solo la baffuta e rauca Finocchiaro resisteva come legata alla sua
poltrona. Intanto spuntava anche la candidatura Oriali per il Quirinale, come a
suggellare una convergenza comportamentale tra F.C. Internazionale e PD, ma il
vecchio Lele era già sotto contratto con Mediaset. Allora ci si accordava su
Prodi, l'interessato si schermiva e partiva per il Mali, quindi ringraziava
Bersani per la proposta, era fatta, ma in 101 facevano pernacchie al segretario
circense e allora Romano si faceva furia, qualcuno doveva pagare per avergli fatto
fare tale figuraccia perciò Bersani si dimetteva, mentre il Mortadella restava
in Africa al posto di Veltroni. Infine, quando il pur ottantenne Rodotà pareva
essere la scelta più saggia, PD e PDL siglavano il loro pietoso accordo
implorando l'ottantottenne Napolitano di accettare un nuovo incarico, e il
Presidente uscente diventava entrante dopo aver passato settimane a garantire
la sua indisponibilità, preoccupato forse dal fatto di terminare il suo
rinnovato lavoro di Capo dello Stato (salvo ulteriori richieste) a 95 anni.
Ecco, sono tutte cose assurde e vere accadute in Italia
prima che la settimana diventasse domenica ma provate voi a riassumerle e a
renderle credibili per un bambino di soli 15 mesi che infatti mi ha risposto:
"Papà, ma dai. Raccontami piuttosto che
questa settimana avresti comprato altri tre libri: Franco Brevini L'invenzione della natura selvaggia,
John Mack Storia del mare, John
Carroll L'enigma Gesù. Ma soprattutto
che quando sabato al lavoro hai scoperto che a fine mese uscirà la biografia di
Andrea Pirlo ti sei scoperto contento ma anche leggermente dispiaciuto, perché
lo so che avresti voluto scriverla tu. Ti avrei creduto di più".
lunedì 15 aprile 2013
Finalmente domenica! (34)
Mi hanno rubato il sellino della bicicletta ma
non ne ho fatto un dramma. Sarà stata la primavera, sono sceso per fare un giro
in bici ma niente, non c'era più il sellino. Un errore grossolano certo
lasciare la bicicletta legata al palo sul marciapiede sotto casa per più di una
notte quando avrei potuto tranquillamente portarla dentro nel cortile del
palazzo, ma un pomeriggio di ritorno dal lavoro avevo pensato la uso domani,
una notte può star fuori cosa vuoi che succeda. Poi il giorno dopo non ho usato
la bicicletta, mi sono scordato di aver lasciato la bicicletta fuori potrà
sembrare strano, mi sono scordato di avere una bicicletta. E’ che non la sento
mia questa bicicletta, non cerco giustificazioni, ma io ho avuto tre biciclette
importanti nella mia vita la Bmx Bianchi da bambino rossa e gialla, la Zecchini rossa che era
di mio zio me l'ha prestata qualche anno poi me l'hanno rubata in Stazione a
Brescia sempre un giorno quando tornavo dal lavoro e non ho potuto più
restituirla a mio zio, la Zecchini, infine una Bianchi blu nel decennio
milanese andata meccanicamente in confusione e abbandonata per ora in cantina
in attesa di tempi migliori, che l'economia si risollevi, che un nuovo Governo
vari decreti comprendenti incentivi ai cittadini per la messa a posto delle due
ruote non motorizzate. Queste comunque le mie tre bici, quella che uso ora
invece acquistata due anni fa un normale ciclo da città di tipo moderno a prezzo basso, grigia
e nera, amore mai sbocciato e allora, mi hanno rubato il sellino.
Sfogliando un ottimo libro rosa, sarà stato per
quello, mi sono scordato di poter essere un ciclista io, che volgare offesa ai
Gerbi ai Binda ai Girardengo, e poi pioveva, al lavoro ci sono andato a piedi,
la mia bicicletta o meglio quella che pensa di essere la mia bicicletta mi osservava attonita mattino dopo mattino e io non la vedevo, guarda questo qua pensava lei,
sono la tua bicicletta per favore portami dentro in cortile, niente questo
legge il libro rosa anche camminando.
Gerbi, Binda e Girardengo, ma soprattutto Ottavio Bottecchia, "Botescià" come lo chiamavano i francesi, primo italiano in maglia gialla, vincitore di due Tour de France consecutivi senza conoscere una parola di francese, senza avere mai visto una strada francese, indossatore della maglia gialla dal primo all’ultimo giorno del Tour nel 1924, arrivato a Parigi con mezz'ora di vantaggio sul lussemburghese Frantz che confessa ai giornalisti: "Seguire Bottecchia in salita è un po' come suicidarsi". Ma alla fine a morire è Botescià, sulla sponda sinistra del Tagliamento, con fratture alla base cranica e alla clavicola, eppure la bicicletta senza un graffio poi misteriosamente scomparsa, insomma aggredito e ucciso per ragioni politiche o private Bottecchia, il 3 maggio del 1927.
Ecco andando a lavorare a piedi leggendo la storia del Giro d'Italia scritta da Mimmo Franzinelli mi sono tornate in mente tante di quelle cose, altre le ho scoperte, pioveva ma non me ne importava nulla perché sapevo che domenica ci sarebbe stato il sole e avrei potuto appoggiare per un attimo sul tavolo questo libro splendido e fare un giro per Milano a vedere la via della mia nuova futura casa, le foglie timide le prime a farsi vive sugli alberi dopo tanto che le aspettavo, ma sono sceso dalle scale sono andato sul marciapiede dalla mia bicicletta legata e mi avevano rubato il sellino.
Gerbi, Binda e Girardengo, ma soprattutto Ottavio Bottecchia, "Botescià" come lo chiamavano i francesi, primo italiano in maglia gialla, vincitore di due Tour de France consecutivi senza conoscere una parola di francese, senza avere mai visto una strada francese, indossatore della maglia gialla dal primo all’ultimo giorno del Tour nel 1924, arrivato a Parigi con mezz'ora di vantaggio sul lussemburghese Frantz che confessa ai giornalisti: "Seguire Bottecchia in salita è un po' come suicidarsi". Ma alla fine a morire è Botescià, sulla sponda sinistra del Tagliamento, con fratture alla base cranica e alla clavicola, eppure la bicicletta senza un graffio poi misteriosamente scomparsa, insomma aggredito e ucciso per ragioni politiche o private Bottecchia, il 3 maggio del 1927.
Ecco andando a lavorare a piedi leggendo la storia del Giro d'Italia scritta da Mimmo Franzinelli mi sono tornate in mente tante di quelle cose, altre le ho scoperte, pioveva ma non me ne importava nulla perché sapevo che domenica ci sarebbe stato il sole e avrei potuto appoggiare per un attimo sul tavolo questo libro splendido e fare un giro per Milano a vedere la via della mia nuova futura casa, le foglie timide le prime a farsi vive sugli alberi dopo tanto che le aspettavo, ma sono sceso dalle scale sono andato sul marciapiede dalla mia bicicletta legata e mi avevano rubato il sellino.
lunedì 8 aprile 2013
Finalmente domenica! (33)
Che
bella la domenica senza auto, magari qualche Taxi investe Fabio Fazio. Sono qui
che cammino con Pietro in quella specie di zaino per bambini che è il Boba, il cielo è quello di Parigi eppure
siamo a Milano ed è più forte di me, dopo aver apprezzato la meravigliosa
assenza di rumore, gli italiani che sembrano quasi normali sorpresi a
passeggiare e non a schiacciare il pedale dell'acceleratore, m'interrogo sul
perché Fabio Fazio si sia scagliato contro le domeniche a piedi al tweet
gridato di "stupidate che complicano la vita agli italiani". Cavolo,
penso, per far dire a Fazio "stupidate" la situazione deve aver oltrepassato
ogni limite, chissà cosa doveva farci con l'auto il presentatore, perché è
chiaro che la complicazione é personale giustificate al plurale, forse è
costretto a recarsi negli studi Rai a piedi o addirittura in tram, forse la
faccenda non gli va giù e gli complica la vita, vai a sapere.
Comunque il cielo è parigino, con Pietro nello zaino vorrei veder sbucare là in fondo la Tour Eiffel e invece facciamo "Uuh!" quando passa un tram, "Aah!" quando vediamo una bicicletta, "Wof!" quando è la volta di un cane. Così i miei venerdì pomeriggio, i miei sabato pomeriggio le mie domeniche, stupende a piedi come oggi, sto con Pietro nel Boba e facciamo "Uuh!" "Aah!" "Wof!" a ripetizione per strada, se lo sapessero certi scrittori impegnati che figura ci farei, loro a battersi contro il Male e io a fare "Uuh!" "Aah!" "Wof!", come la scorsa settimana che è venuto in libreria quello scrittore impegnato e milionario, e tutti a guardarlo come fosse il Messia convinti che dopo aver letto il suo nuovo libro non guarderanno più il mondo con gli stessi occhi, con la verità in tasca lui e i guardanti, beati loro.
Comunque il cielo è parigino, con Pietro nello zaino vorrei veder sbucare là in fondo la Tour Eiffel e invece facciamo "Uuh!" quando passa un tram, "Aah!" quando vediamo una bicicletta, "Wof!" quando è la volta di un cane. Così i miei venerdì pomeriggio, i miei sabato pomeriggio le mie domeniche, stupende a piedi come oggi, sto con Pietro nel Boba e facciamo "Uuh!" "Aah!" "Wof!" a ripetizione per strada, se lo sapessero certi scrittori impegnati che figura ci farei, loro a battersi contro il Male e io a fare "Uuh!" "Aah!" "Wof!", come la scorsa settimana che è venuto in libreria quello scrittore impegnato e milionario, e tutti a guardarlo come fosse il Messia convinti che dopo aver letto il suo nuovo libro non guarderanno più il mondo con gli stessi occhi, con la verità in tasca lui e i guardanti, beati loro.
Ma
"Uuh!" "Aah!" "Wof'!", al momento ho due
ossessioni: Henry Miller e la Tour Eiffel. Di Henry Miller abbiamo già parlato,
il problema è che non riesco a finire di rileggere Tropico del Cancro tradotto
da Luciano Bianciardi, è troppo bello, leggo poche pagine al giorno per non farlo
finire. La Tour Eiffel perché la immagino spuntare anche a Milano in pieno
giorno nel cielo azzurro, Francois Truffaut viveva in un appartamento che aveva
una straordinaria vista sulla torre, collezionava copie del monumento di tutte
le dimensioni e una di queste fu usata come arma in Finalmente domenica! con Fanny Ardant e Jean-Louis Trintignant. Questo
Truffaut, decisamente disimpegnato come regista, che non andava a nemmeno votare
perché riteneva le elezioni manipolate, prive di significato, un gioco sociale
fondato su una premessa falsa.
Ecco, non ho abbastanza soldi in banca per recitare la parte dello scrittore impegnato, il mio impegno principale è arrivare alla fine del mese, desiderare il peggio per i corrotti governanti di un Paese che spingono al suicidio due pensionati marchigiani, per chi ha inventato gli esodati, per chi se ne frega e fa polemica politica anche sulla vita umana. Per fortuna non mi arrabbio più, sono uno scrittore disimpegnato colleziono Tour Eiffel, la prima l'ho comprata nel 1994 in gita scolastica, la seconda nel 2010 quando sono stato a Parigi da solo con Marta e Pietro non c'era ancora, ma questa è un'altra storia.
Ecco, non ho abbastanza soldi in banca per recitare la parte dello scrittore impegnato, il mio impegno principale è arrivare alla fine del mese, desiderare il peggio per i corrotti governanti di un Paese che spingono al suicidio due pensionati marchigiani, per chi ha inventato gli esodati, per chi se ne frega e fa polemica politica anche sulla vita umana. Per fortuna non mi arrabbio più, sono uno scrittore disimpegnato colleziono Tour Eiffel, la prima l'ho comprata nel 1994 in gita scolastica, la seconda nel 2010 quando sono stato a Parigi da solo con Marta e Pietro non c'era ancora, ma questa è un'altra storia.
domenica 31 marzo 2013
Finalmente domenica! (32)
Dopo
dicono che in libreria non succede mai niente. Mi chiama una collega bionda e dice:
"Francesco, guarda che c’è il Papa nel montacarichi..." Mollo quello
che sto facendo e preoccupato mi dirigo verso l'elevatore. Quale dei due? E cosa
ci fa il Pontefice nel montacarichi? L'hanno ammazzato i ragazzi del magazzino?
Da un certo punto di vista meglio il vecchio del nuovo, il vecchio ha fatto il
suo corso e si è ritirato in campagna a scrivere libri come un artista
qualsiasi, certo invece per l'audience della libreria sarebbe meglio che il
Papa nel montacarichi fosse piuttosto Bergoglio, ma vivo o morto? Morto sarebbe
per l'eternità, sublime coincidenza pasquale, anche tra qualche anno:
"Andiamo a fare un salto alla libreria di Piazza Piemonte, ma sì dove
hanno trovato il Papa morto nel montacarichi qualche anno fa, il cadavere l’ha
scoperto quel libraio là…” Eccomi buonasera turisti radio televisioni di tutto il mondo,
lasciate che vi racconti come andarono davvero le cose. Vivo comunque mi
andrebbe bene lo stesso: ecco Papa Francesco uscire dal montacarichi e aiutare
con la consueta umiltà, forse sospetta, il dipendente Francesco a togliere il
bollino dai libri che non sono più in promozione, oppure aiutare i librai nel
servizio clienti: "Posso chiedere a lei Francesco per sapere se avete 1492, di Felipe Fernandez-Armesto?"
Volentieri, ma intende me o il mio nuovo collega Bergoglio?
Invece si tratta del nuovo libro di o su Papa Francesco, nel montacarichi, il quinto in cinque giorni, peraltro sempre con la stessa fotografia lui che saluta, in uno scatto è vero la mano risulta mossa, ma sai che differenza, copertine bianche, l'argentino che saluta, che fantasia. A forza di spinte tutti questi libri l'hanno buttato giù Joseph Ratzinger anche dallo scaffale in alto delle novità di Religione fino a relegarlo in quelli inferiori in compagnia di altri specialisti della pubblicazione spirituale a ripetizione come Don Gallo, Enzo Bianchi e Paolo Brosio. Che in definitiva io al pur talvolta interessante reparto di Religione preferisco di gran lunga quello di Storia o Filosofia, Storia in particolare mi piace posizionare correttamente i volumi a seconda delle epoche, fermarmi qualche secondo (ho detto qualche secondo) a guardare le copertine e spiare rapidamente le quarte, questa di 1492 ad esempio che bella copertina è? e quanti libri m'interessano, ma quanto tempo mi servirebbe per leggerli tutti: John Mack Storia del mare, John Keegan La maschera del comando e Il volto della battaglia, Leonardo Benevolo La città nella storia d'Europa, Jill Jonnes Storia della Tour Eiffel. Ecco resterò sempre vivo fino a quando conserverò questa curiosità, penso quando mi sfiora la malinconia, morirò senza aver letto tutto quello che voglio, ma cosa possiamo farci. Il miracolo è non farsi male ogni giorno, mi è venuto in mente quando purtroppo hanno investito Paolo Nori questa settimana, davanti allo scaffale di Storia, passano giorni che sembrano uguali e poi invece capita un mattino che trovi il Papa nel montacarichi, e va bene vado a chiamarlo io.
Invece si tratta del nuovo libro di o su Papa Francesco, nel montacarichi, il quinto in cinque giorni, peraltro sempre con la stessa fotografia lui che saluta, in uno scatto è vero la mano risulta mossa, ma sai che differenza, copertine bianche, l'argentino che saluta, che fantasia. A forza di spinte tutti questi libri l'hanno buttato giù Joseph Ratzinger anche dallo scaffale in alto delle novità di Religione fino a relegarlo in quelli inferiori in compagnia di altri specialisti della pubblicazione spirituale a ripetizione come Don Gallo, Enzo Bianchi e Paolo Brosio. Che in definitiva io al pur talvolta interessante reparto di Religione preferisco di gran lunga quello di Storia o Filosofia, Storia in particolare mi piace posizionare correttamente i volumi a seconda delle epoche, fermarmi qualche secondo (ho detto qualche secondo) a guardare le copertine e spiare rapidamente le quarte, questa di 1492 ad esempio che bella copertina è? e quanti libri m'interessano, ma quanto tempo mi servirebbe per leggerli tutti: John Mack Storia del mare, John Keegan La maschera del comando e Il volto della battaglia, Leonardo Benevolo La città nella storia d'Europa, Jill Jonnes Storia della Tour Eiffel. Ecco resterò sempre vivo fino a quando conserverò questa curiosità, penso quando mi sfiora la malinconia, morirò senza aver letto tutto quello che voglio, ma cosa possiamo farci. Il miracolo è non farsi male ogni giorno, mi è venuto in mente quando purtroppo hanno investito Paolo Nori questa settimana, davanti allo scaffale di Storia, passano giorni che sembrano uguali e poi invece capita un mattino che trovi il Papa nel montacarichi, e va bene vado a chiamarlo io.
domenica 24 marzo 2013
Finalmente domenica! (31)
Non
tutte le settimane fanno un Papa nuovo, non tutte le settimane accadono
avvenimenti determinanti. Così, non resta che infilarsi il pigiama a righe e
sgattaiolare sotto le coperte dopo aver dato la buonanotte a papà. Oplà, quando
arriva l'ora di andare a letto si può cominciare a sognare, questo mi ha
ricordato la lettura di New York in pigiamarama
di Michaël Leblond e Frédérique Bertrand (L'ippocampo Edizioni), libro per
bambini che utilizza l'ombro-cinema, antica tecnica di animazione ottenuta
appoggiando una griglia nera e trasparente su un'immagine striata: muovendola
avanti e indietro, potrete ottenere un gustoso effetto cinema, in pigiamarama.
Nel giro di pochi minuti tuttavia il giovine Pietro ha pensato di strofinare la griglia plastificata anche sulle mattonelle bianche del salotto, forse per verificare il funzionamento dell'ombro-cinema al di fuori del libro, ma non era lo stesso e allora oplà, ci siamo messi il pigiama a righe e siamo andati a dormire. Lui non so cos'ha sognato, io Richard Ford che è venuto in libreria a presentare il suo nuovo romanzo, Canada, e la traduttrice che edulcorava volontariamente alcune sue affermazioni, tipo che da ragazzo gli era capitato di rubare una macchina, a Richard Ford, e la traduttrice riferiva invece che lo scrittore americano, aveva avuto una giovinezza turbolenta, e io avrei voluto inserirmi e dire no, guarda traduttrice che l’autore di Sportswriter ha detto che da ragazzo rubava automobili non che era turbolento, ma stavo sognando, e allora, bravo Richard Ford.
Nel giro di pochi minuti tuttavia il giovine Pietro ha pensato di strofinare la griglia plastificata anche sulle mattonelle bianche del salotto, forse per verificare il funzionamento dell'ombro-cinema al di fuori del libro, ma non era lo stesso e allora oplà, ci siamo messi il pigiama a righe e siamo andati a dormire. Lui non so cos'ha sognato, io Richard Ford che è venuto in libreria a presentare il suo nuovo romanzo, Canada, e la traduttrice che edulcorava volontariamente alcune sue affermazioni, tipo che da ragazzo gli era capitato di rubare una macchina, a Richard Ford, e la traduttrice riferiva invece che lo scrittore americano, aveva avuto una giovinezza turbolenta, e io avrei voluto inserirmi e dire no, guarda traduttrice che l’autore di Sportswriter ha detto che da ragazzo rubava automobili non che era turbolento, ma stavo sognando, e allora, bravo Richard Ford.
Poi
che una madre, sempre in libreria, comprava John Kennedy Toole e mi diceva sa,
è per mio figlio. E io allora signora ma è stupendo, pensi che la maggioranza
delle madri comprano che so D'Avenia, ai figli, con l'aggravante talvolta che glielo
ha imposto la scuola, e io penso ma che paese siamo diventati o meglio siamo
sempre stati negli ultimi trent'anni, a scuola danno da leggere obbligatorio D'Avenia, mica Toole, e
nessuno fa una piega, tutti contenti, del resto ormai anche le nuove leve
di librai sono formati per vendere D'Avenia e John Kennedy Toole non sanno
nemmeno chi sia o ben che vada l’hanno sentito nominare non letto
figuriamoci, lo sai Carlo?, eppure niente è perduto, possiamo sperare, ci
saranno sempre madri irregolari che regaleranno ai figli Una banda di idioti.
Infine, il primo giorno di primavera ho sognato di passeggiare in Franciacorta, a Gussago per la precisione che bello eravamo io, Pietro e Marta. In campagna il sole brillava la vita era semplice bastava il solo fatto di camminare, di attendere e controllare se qualche albero era già diventato rosa. Non ancora, anzi forse uno, ma che splendore, solo il giorno dopo sul Corriere della Sera, trovato per caso un mare d’amianto sottoterra a Bargnana di Rovato, che non è poi così lontano dalla Franciacorta, dio santo, cosa siamo diventati, cosa sono diventati, altro che alberi rosa meglio svegliarsi. Oplà, giù dal letto, ometto. Hello!
Infine, il primo giorno di primavera ho sognato di passeggiare in Franciacorta, a Gussago per la precisione che bello eravamo io, Pietro e Marta. In campagna il sole brillava la vita era semplice bastava il solo fatto di camminare, di attendere e controllare se qualche albero era già diventato rosa. Non ancora, anzi forse uno, ma che splendore, solo il giorno dopo sul Corriere della Sera, trovato per caso un mare d’amianto sottoterra a Bargnana di Rovato, che non è poi così lontano dalla Franciacorta, dio santo, cosa siamo diventati, cosa sono diventati, altro che alberi rosa meglio svegliarsi. Oplà, giù dal letto, ometto. Hello!
domenica 17 marzo 2013
Finalmente domenica! (30)
All'inizio
del collegamento sembrava il Palio di Siena, non iniziava mai, ma poi si sono svegliati e
dal balcone per fortuna non è uscito fuori un cavallo ma un Papa argentino che
ha detto Fratelli e sorelle, buonasera.
Voi sapete che il dovere del Conclave è di dare un Vescovo a Roma. Sembra che
i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Ma
siamo qui...
Io a dire il vero ero a Gussago, Franciacorta, ospite dai miei suoceri e tutti guardavamo la televisione, anche Pietro per una volta che probabilmente pensava deve esserci qualcosa di strano perché di solito non me la fanno vedere quel pannello luminoso lì con la scusa che ho quattordici mesi, mi dicono che sta dormendo, la televisione, e invece stavolta siamo tutti qui e guardiamo, è sveglia, anche io.
Io gli dicevo sai Pietro, in un certo qual modo tu ti chiami così perché una sera a Roma con tua madre era l'8 dicembre del 2010 verso mezzanotte siamo scesi dal Bed and Breakfast in via degli Scipioni abbiamo camminato fino a Piazza San Pietro deserta e bellissima e siamo stati così bene da pensare che tutto era fermo, tra le due fontane a dire ecco il Papa si affaccia da quella finestra là no deve essere l’altra però stasera non c'è nessuno, dorme, comunque è stata forse quella sera che ho deciso senza saperlo che un figlio in caso l'avrei chiamato Pietro, da Roma.
Che questa settimana mi è mancata in modo pazzesco, Roma, ma non come quelli che ci hanno vissuto e si portano dietro la nostalgia, no. Io sto peggio, perché non ho mai avuto nemmeno il privilegio di abitarci, e quando l'ho visitata per la prima volta a dieci anni in gita con l'oratorio ho pensato certo che viverci, a Roma, e poi c'era anche mia madre e abbiamo pranzato in un ristorante all'aperto io ho mangiato una bistecca enorme e mia madre niente o poco tanto che da bambino pensavo strano che la mamma non ha fame, eppure le ho chiesto cinque volte se potevo prendere la bistecca se non costava troppo e lei ma no, per una volta cosa vuoi che sia, però poi lei non aveva mangiato niente, sorprendentemente sazia.
Io a dire il vero ero a Gussago, Franciacorta, ospite dai miei suoceri e tutti guardavamo la televisione, anche Pietro per una volta che probabilmente pensava deve esserci qualcosa di strano perché di solito non me la fanno vedere quel pannello luminoso lì con la scusa che ho quattordici mesi, mi dicono che sta dormendo, la televisione, e invece stavolta siamo tutti qui e guardiamo, è sveglia, anche io.
Io gli dicevo sai Pietro, in un certo qual modo tu ti chiami così perché una sera a Roma con tua madre era l'8 dicembre del 2010 verso mezzanotte siamo scesi dal Bed and Breakfast in via degli Scipioni abbiamo camminato fino a Piazza San Pietro deserta e bellissima e siamo stati così bene da pensare che tutto era fermo, tra le due fontane a dire ecco il Papa si affaccia da quella finestra là no deve essere l’altra però stasera non c'è nessuno, dorme, comunque è stata forse quella sera che ho deciso senza saperlo che un figlio in caso l'avrei chiamato Pietro, da Roma.
Che questa settimana mi è mancata in modo pazzesco, Roma, ma non come quelli che ci hanno vissuto e si portano dietro la nostalgia, no. Io sto peggio, perché non ho mai avuto nemmeno il privilegio di abitarci, e quando l'ho visitata per la prima volta a dieci anni in gita con l'oratorio ho pensato certo che viverci, a Roma, e poi c'era anche mia madre e abbiamo pranzato in un ristorante all'aperto io ho mangiato una bistecca enorme e mia madre niente o poco tanto che da bambino pensavo strano che la mamma non ha fame, eppure le ho chiesto cinque volte se potevo prendere la bistecca se non costava troppo e lei ma no, per una volta cosa vuoi che sia, però poi lei non aveva mangiato niente, sorprendentemente sazia.
E
dopo altre volte, a vent'anni, a venticinque, a trenta, a trentacinque, da solo
e poi con mia moglie pensando certo che abitarci, a Roma, senza ascoltare quelli
ragionevoli che dicono sì ma guarda che viverci non e' come visitarla, certo,
lo so non sono mica scemo, però almeno fare una prova.
Invece vivo a Milano, + un giorno a settimana a Gussago e Brescia, come la sera che hanno eletto il nuovo Papa Francesco, un tipo simpatico e alla mano, niente a che vedere col precedente, questione di carattere mi si dirà, ma non solo. Eravamo a Gussago, l'inviato del Tg1 in balia dell'evento roteava su se stesso al centro di Bernini, sciabolando informazioni inutili e facilmente deducibili come:
"Eccoci qui in Piazza San Pietro...la Piazza è gremita...continua ad arrivare gente guardate...siamo in Piazza San Pietro...Come vedete è piena, è Piazza San Pietro..." e io allora ho detto a Pietro ma questo qui secondo te sta bene? Boh, poi è passata sullo sfondo dell'inquadratura in movimento circolare un'altra persona con al collo un bambino appeso vestito di giallo molto visibile, e il bambino faceva avanti e indietro pericolosamente perché il papà che lo teneva per le gambe saltellava urlando: "W il Papa! W il Papa!" quindi l'inviato del Tg1 ha detto: "Avete visto? Qui passa gente, siamo in Piazza San Pietro, è gremita..." ma a me restava in mente quel padre con il bambino giallo in testa a saltellare con invidiabile e infantile gioia e forse da allora ho sentito nostalgia di Roma quella che poi mi avrebbe accompagnato per tutta la settimana. Ho preso Pietro, me lo sono messo sul collo e gli ho detto hai visto stela quanta gente in Piazza San Pietro? E' gremita. Il Papa si chiama come me, la Piazza come te, volendo potremmo uscire anche noi che non siamo affatto papisti da quella porta e metterci a saltellare in Franciacorta urlando: "Viva il Papa! Viva il Papa!", ma saremmo soli e matti, quindi sai che ti dico facciamo finta di niente e al massimo domani se mi gira andiamo a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo.
Invece vivo a Milano, + un giorno a settimana a Gussago e Brescia, come la sera che hanno eletto il nuovo Papa Francesco, un tipo simpatico e alla mano, niente a che vedere col precedente, questione di carattere mi si dirà, ma non solo. Eravamo a Gussago, l'inviato del Tg1 in balia dell'evento roteava su se stesso al centro di Bernini, sciabolando informazioni inutili e facilmente deducibili come:
"Eccoci qui in Piazza San Pietro...la Piazza è gremita...continua ad arrivare gente guardate...siamo in Piazza San Pietro...Come vedete è piena, è Piazza San Pietro..." e io allora ho detto a Pietro ma questo qui secondo te sta bene? Boh, poi è passata sullo sfondo dell'inquadratura in movimento circolare un'altra persona con al collo un bambino appeso vestito di giallo molto visibile, e il bambino faceva avanti e indietro pericolosamente perché il papà che lo teneva per le gambe saltellava urlando: "W il Papa! W il Papa!" quindi l'inviato del Tg1 ha detto: "Avete visto? Qui passa gente, siamo in Piazza San Pietro, è gremita..." ma a me restava in mente quel padre con il bambino giallo in testa a saltellare con invidiabile e infantile gioia e forse da allora ho sentito nostalgia di Roma quella che poi mi avrebbe accompagnato per tutta la settimana. Ho preso Pietro, me lo sono messo sul collo e gli ho detto hai visto stela quanta gente in Piazza San Pietro? E' gremita. Il Papa si chiama come me, la Piazza come te, volendo potremmo uscire anche noi che non siamo affatto papisti da quella porta e metterci a saltellare in Franciacorta urlando: "Viva il Papa! Viva il Papa!", ma saremmo soli e matti, quindi sai che ti dico facciamo finta di niente e al massimo domani se mi gira andiamo a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo.
lunedì 11 marzo 2013
Finalmente domenica! (29)
Ecco,
un mattino dopo avermi chiesto un libro di Joe Vitale che aveva a che fare con
rassicuranti istruzioni mancanti sulla vita, il cliente all'improvviso mi ha
detto che con tutta quell'aria turbolenta che c'era in giro (immagino
intendesse nel Paese, non nella libreria) ci sarebbero volute in generale meno
parole e più manganello. L'ho accompagnato a settore il manganellatore, visto
che la copia del volume da lui richiesto era l'ultima, e quando l'ho trovata
lui mi ha stretto la mano e io ho ricambiato, temendo a dire il vero che
volesse prendermi il braccio per stortarlo dietro la schiena, come fanno i
poliziotti quando qualcuno li fa arrabbiare, per fortuna niente di tutto
questo. Arrivederci, ma tornato al Punto Informazioni il Comandante Chavez era
morto, ho controllato se avevamo libri su di lui ma nessuno, ho pensato che il Venezuela
adesso avrebbe potuto pensare a Putin per la guida della nazione, ma sono cose
ipotesi di politica-mercato, trattative difficili che non sai mai come vanno a
finire.
Fuori pioveva, era l'inutile e banale festa della donna, Flaubert una volta disse ad una sua amata: "La tua stupidità, mi riposa". A parte questa cattiveria che chissà perché m’è venuta in mente, presumo per una rivalsa nei confronti delle mimose, davvero troppe mimose in giro, lungo la strada verso casa nel mio pregiato quartiere due quarantenni chiacchieravano e uno diceva all'altro sai, non ti ho detto che ho cambiato lavoro? No. Ma sì, ho licenziato tutti quelli che lavoravano per me e adesso faccio altro, anche mio padre era d'accordo... Che bello arrivarti alle spalle e darti un bel calcio nel sedere, ho pensato. Ma avevo nello zaino Ci pensa il tuo papà libro per bambini di Mireille d'Allancé che Pietro mi aveva chiesto di comprargli, allora ho detto vuoi vedere che a dare un calcio nel sedere a questo scemo qui finisce che perdo troppo tempo, che poi loro sono anche in due e io da solo, allora l'ho solamente scavalcato disprezzandolo il figlio di papà, sono arrivato dal mio di figlio che era già domenica, la nostra domenica da soli e siamo usciti a passeggiare sotto un sole tiepido. Sul campo di calcio dell’istituto Leone XIII c'erano dei ragazzi che giocavano a pallone, con Pietro siamo entrati nel cortile e ci siamo messi a guardare anche noi: Leone XIII contro Atletico Milano, arbitro Mario Monti. Primo tempo 0-0. Secondo tempo siamo andati via ma abbiamo fatto in tempo a sentire l'allenatore dell'Atletico Milano che diceva Ma non si può giocare con dei palloni così, questi sono i palloni della Standa, ma guarda un po’ con che palloni ci tocca giocare, con i palloni della Standa, e continuava, lasciando intendere agli spettatori che la colpa della cattiva prestazione dell'Atletico fosse del pallone che rimbalzava come quelli che vendono alla Standa, che secondo me se lo sa la Standa potrebbe anche avere qualcosa da dire, ma la verità era che il Leone XIII giocava meglio, le trame dei giocatori in maglia arancione erano più convincenti, e alla fine anche se ce ne siamo andati al decimo del secondo tempo penso che abbia vinto, il Leone XIII, senza nemmeno avere bisogno dell'arbitraggio casalingo dell'ex allievo della scuola paritaria della Compagnia di Gesù, Mario Monti.
Fuori pioveva, era l'inutile e banale festa della donna, Flaubert una volta disse ad una sua amata: "La tua stupidità, mi riposa". A parte questa cattiveria che chissà perché m’è venuta in mente, presumo per una rivalsa nei confronti delle mimose, davvero troppe mimose in giro, lungo la strada verso casa nel mio pregiato quartiere due quarantenni chiacchieravano e uno diceva all'altro sai, non ti ho detto che ho cambiato lavoro? No. Ma sì, ho licenziato tutti quelli che lavoravano per me e adesso faccio altro, anche mio padre era d'accordo... Che bello arrivarti alle spalle e darti un bel calcio nel sedere, ho pensato. Ma avevo nello zaino Ci pensa il tuo papà libro per bambini di Mireille d'Allancé che Pietro mi aveva chiesto di comprargli, allora ho detto vuoi vedere che a dare un calcio nel sedere a questo scemo qui finisce che perdo troppo tempo, che poi loro sono anche in due e io da solo, allora l'ho solamente scavalcato disprezzandolo il figlio di papà, sono arrivato dal mio di figlio che era già domenica, la nostra domenica da soli e siamo usciti a passeggiare sotto un sole tiepido. Sul campo di calcio dell’istituto Leone XIII c'erano dei ragazzi che giocavano a pallone, con Pietro siamo entrati nel cortile e ci siamo messi a guardare anche noi: Leone XIII contro Atletico Milano, arbitro Mario Monti. Primo tempo 0-0. Secondo tempo siamo andati via ma abbiamo fatto in tempo a sentire l'allenatore dell'Atletico Milano che diceva Ma non si può giocare con dei palloni così, questi sono i palloni della Standa, ma guarda un po’ con che palloni ci tocca giocare, con i palloni della Standa, e continuava, lasciando intendere agli spettatori che la colpa della cattiva prestazione dell'Atletico fosse del pallone che rimbalzava come quelli che vendono alla Standa, che secondo me se lo sa la Standa potrebbe anche avere qualcosa da dire, ma la verità era che il Leone XIII giocava meglio, le trame dei giocatori in maglia arancione erano più convincenti, e alla fine anche se ce ne siamo andati al decimo del secondo tempo penso che abbia vinto, il Leone XIII, senza nemmeno avere bisogno dell'arbitraggio casalingo dell'ex allievo della scuola paritaria della Compagnia di Gesù, Mario Monti.
domenica 3 marzo 2013
Finalmente domenica! (28)
Così al bar del mattino
c’è stata la rivoluzione e se fino al giorno prima erano tutti grandi esperti
di calcio, all'improvviso sono diventati tutti raffinati politologi, macinando
improbabili alleanze davanti ai caffè. Se Bersani con Grillo, se Bersani con
Berlusconi. Avevo come al solito fatto la strada casa-lavoro a piedi partendo
da via Ippolito Nievo, poi attraversando quella via privata ma percorribile
dove un uomo ricco e ben vestito, abitante in una casa costruita come un
castello, scaldava il motore della sua bella automobile Bmw e mi guardava come
un estraneo, poi passando davanti a quella chiesa oramai abituata a vendere la
propria facciata al migliore offerente, questa volta una marca di profumo
francese simboleggiata dal disegno di una donna magra alta e gnocca, con due gambe
lunghissime, scelta presumo per ricordare ai fedeli domenicali di non
desiderare mai, la donna d’altri.
Intanto, al
bar-torrefazione il solito allegramente stupido Dj del mattino cianciava anche
lui delle elezioni, poi partiva qualche brutta canzone, poi mandavano il
radio-notiziario e gli italiani in questo periodo di crisi e difficoltà
potevano tirare un sospiro di sollievo: Papa Benedetto XVI avrebbe comunque continuato
a chiamarsi Sua Santità, avrebbe proseguito a vestirsi di bianco anche se in
modo meno appariscente, ma non avrebbe mai più potuto indossare le scarpette
rosse, emblema del martirio. Ma più scarpette rosse Benedetto, ci dispiace. Il
solito uomo dai capelli argento monopolizzava la lettura di due noti quotidiani
sportivi, uno dei quali offriva come delirante titolo principale "NON MANDATE
RIZZOLI A NAPOLI!", sottile invito a non assegnare la direzione arbitrale
della più importante partita della settimana alla suddetta giacchetta nera. Gli
altri avventori del bar lo guardavano con meno fastidio della norma l'uomo dai
capelli argento, perché oggi si parlava di politica: se Bersani con Grillo, se
Bersani con Berlusconi.
Fino alle 7.55 c'è
tempo, poi devo uscire dalla torrefazione, girare l'angolo entrare in libreria
e far scorrere il badge rosso nell'apposita macchinetta verde acqua, prelevare
dal cortile all'aperto le torri di ceste grigie contenenti libri poggianti su
carrelli azzurri rotanti e spingerle verso l'ascensore, quindi al primo piano,
oggi escono le novità e una volta tanto un libro interessante: "I
fatti" di Philip Roth, autobiografia di un romanziere. Nuovo per modo di
dire.
"Era ancora vivo,
il sole splendeva, sua moglie non era rimasta vedova e i suoi figli non erano
degli orfani: adesso il trantran familiare sarebbe ripreso. Non era poi così
strano che un ragazzo di undici anni non potesse capire le lacrime di suo
padre. Il fatto è che io non vedevo, come vedeva lui con tanta chiarezza,
perché o come le cose avrebbero dovuto prendere una piega diversa".
Infine il Papa è volato via in elicottero sopra Roma verso Castel Gandolfo, una sera barbari napoletani hanno assaltato il pullman della Juventus con calci, pugni e pietre che hanno rotto un vetro. In campo invece tirate di capelli e gomitate, il consueto pianto disperato dell'allenatore partenopeo a fine gara nei confronti dell'arbitro colpevole di aver negato agli azzurri quattro o cinque rigori, e in tutto questo non abbiamo ancora capito chi farà il prossimo Presidente del Consiglio se il comico, il bandito o l'ubriaco.
Infine il Papa è volato via in elicottero sopra Roma verso Castel Gandolfo, una sera barbari napoletani hanno assaltato il pullman della Juventus con calci, pugni e pietre che hanno rotto un vetro. In campo invece tirate di capelli e gomitate, il consueto pianto disperato dell'allenatore partenopeo a fine gara nei confronti dell'arbitro colpevole di aver negato agli azzurri quattro o cinque rigori, e in tutto questo non abbiamo ancora capito chi farà il prossimo Presidente del Consiglio se il comico, il bandito o l'ubriaco.
martedì 26 febbraio 2013
domenica 24 febbraio 2013
Finalmente domenica! (27)
E poi mi son svegliato
quasi bene, con un'allegria quasi cittadina, mi sono messo il Boba con dentro
Pietro, il Boba è uno strumento in stoffa che ti porti addosso, diciamo uno
zaino-bambino noi l'abbiamo preso grigio, alternativa al passeggino che io penso
chi progetta i passeggini lo fa apposta, vuole la disperazione dell'umanità
specie in formato coppia, deve trattarsi di un disegno universale: il
passeggino che fatica ad aprirsi o a chiudersi, le cinturine di sicurezza
studiate in modo tale da far clack solamente dopo innumerevoli incastri, i
genitori che litigano basta un passeggino che non si chiude, per scatenare il
finimondo.
Con il Boba no, certo
pesa, il bambino te lo porti addosso con le gambette a penzoloni, ma spesso si
addormenta oppure guarda a destra guarda a sinistra, a dire il vero altre volte
ti colpisce con ripetute testate al torace come un piccolo Zidane, le signore
più anziane magari ti guardano strano alcune si stringono la borsetta al petto,
la scorsa settimana mi sono ritrovato in Piazza Damiano Chiesa, 17 La Russa mi
guardavano dalle pareti dei palazzi, romani non ignazi, ho chiesto a una
signora se era giusto per Piazza Firenze, lei d'accordo che ho la barba, e
anche un berretto curioso bordeaux che fa la punta all'insù come un mago ma lei
prima ha provato a schivarmi, poi si è stretta la borsetta al petto pensando
questo me la ruba, poi le ho chiesto di Piazza Firenze mi ha detto "Di là…"
quasi girata di schiena, le ho detto grazie e mi ha fatto un gran sorriso.
Domenica invece mi son
svegliato quasi bene, con un'allegria quasi cittadina, non è vero che non piove
mai, quando ci sono le elezioni. Mi sono messo il Boba con dentro Pietro, sono
andato verso via Carlo Linneo, prima di entrare dentro una scuola orrenda
architettonicamente ho visto un'altra signora però più vecchia di quella di
Piazza Damiano Chiesa restare impassibile sul marciapiede mentre il nipote attraversava
spericolato a caso la strada in bicicletta, rischiando la vita. Restare
impassibile ed esclamare: “Giacomo! Perché ti vuoi esporre a pericoli?” Del
corretto uso della lingua italiana.Nella brutta scuola, sezione 123, il presidente di seggio era molto pieno di sé, aspettava questo giorno da una vita, ho pensato. Mi ha detto di lasciare il cellulare, di non portare via la matita, che potevo entrare con Pietro in cabina. Dentro il bambino si agitava, dove siamo finiti papà? e io stai calmo, facciamo in fretta, è una cosa brutta perché serve a poco ma facciamo in fretta, segno tre croci con la matita e abbiamo terminato. Il presidente di seggio, quella cicciona, mi ha intimato: "3 minuti!" Io le ho risposto facciamo 6, siamo in due, non ha sorriso. Ci ho messo tanto apposta, poi su consiglio di Pietro ho scelto il Partito dei Bambini: programma chiaro e semplice, aspettative di vita lunghe. Ho infilato le schede negli scatoloni in corrispondenza del colore rosa giallo azzurro, Bene mi ha detto la panzona, grazie e arrivederci le ho risposto, ecco la matita.
lunedì 18 febbraio 2013
Finalmente domenica! (26)
Che settimana ragazzi,
prima si dimette il Papa poi inizia Sanremo poi Pistorius spara alla fidanzata
poi Milito si rompe il ginocchio poi frammenti di una meteora fanno 1000 feriti
nella regione degli Urali in Russia poi un tecnico cialtrone diventato politico
afferma che i politici che l'hanno preceduto sono solo dei cialtroni: tutte cose
della medesima importanza.
Intanto, nella vita
reale io e Pietro guardiamo la lavatrice poi la lavastoviglie poi ritiriamo i
panni stesi asciutti buttandoli sul letto in camera in attesa di piegarli poi
prendiamo i bicchieri e le tazze lavati puliti e le posizioniamo sul ripiano
della cucina e poi di nuovo dentro nella lavastoviglie, a lui piace così.
Squilla il telefono: è un editore serio che sopporta Pietro che grida in modo
anomalo in sottofondo mentre parliamo di un romanzo da pubblicare, forse. Nel
tentativo di farlo stare buono il mio caro figlio (ha la febbre povero, ha il
mal di denti) gli concedo tutto quello che di solito gli nego: telecomando,
radiosveglia, cornetta del telefono fisso da sfregare con virulenza sul
pavimento bianco opaco, in special modo all'altezza del già rigato display,
lancio del termometro elettronico dall'alto di un abbraccio al papà fino al
suolo, rotto, ma tanto non ha mai funzionato. Niente, Pietro prosegue in urla
assordanti, sai che mi frega dei vostri discorsi letterari pare suggerirmi, a
me fanno male i denti, ho la febbre, sai dove te lo puoi mettere il tuo romanzetto?
Pietro, non parlare così a tuo padre.
Eppure l'editore dice
cose sagge, mantiene un tono pacato nonostante le grida infantili all'altro capo
del filo, e mi dispiace vorrei essere più serio e credibile, ma non ho
alternative, l'editore dice cose oramai impreviste proprio perché fuori moda:
che un libro vale per la qualità che contiene, addirittura, e non perché va
incontro alle esigenze del mercato, magari plagiando una storia che pochi mesi
prima ha avuto successo e allora riproviamoci con questa cosa simile, e già che
ci siamo facciamo la copertina uguale, tanto là fuori sono quasi tutti
rimbambiti. Allora lo ascolto incredulo, intossicato da troppi anni assurdi
trascorsi a sentire giustificazioni commerciali al brutto, al banale al noioso,
al mortale. Posiziono Pietro in piedi dentro la lavastoviglie, gli piace molto
stare in piedi sullo sportello aperto della lavastoviglie, la mia ultima
disperata carta, togli le tazze rimetti le tazze, la cosa più importante di
questa settimana, oltre all'uscita di due libri che mi sembrano speciali, nel
senso che li ho visti brillare quando sono saliti dal magazzino per mezzo del
montacarichi e me li sono trovati luminosi nella cesta grigia, ecco questi due
libri speciali sono Giordano Bruno di Bertrand Levergeois, 18 euro e Il
Paradiso alla porta di Fabrice Hadjadj, 29 euro. La cosa più importante di questa
settimana, mi ha telefonato un editore serio, mica come quello che avevo prima,
Pietro adesso esci dalla lavastoviglie, quando torna mamma apriamo una bottiglia
di Müller Thurgau, in fondo siamo felici e fortunati, al massimo un po' troppo
stanchi.
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domenica 10 febbraio 2013
Finalmente domenica! (25)
Insomma se me l'avessero raccontato tempo fa, dicendomi guarda tu tra qualche anno passerai il venerdì pomeriggio il sabato pomeriggio la domenica intera da solo con tuo figlio di tredici mesi io gli avrei detto guarda non so, nella vita non si sa mai questo lo afferma sempre mia madre Teresa, però adesso non disturbarmi che sto leggendo. Cosa sto leggendo? Allora rileggendo direi Tropico del cancro di Henry Miller nell'edizione rilegata del cinquantenario dell'editore Giangiacomo Feltrinelli (che poi è quella che vi consiglio tra le presenti in commercio, costa 10 euro mentre la tascabile economica 7 e fidatevi, non c'è paragone). Ecco Tropico del cancro, nell'edizione rilegata del cinquantenario 1955-2005 che ripropone la nota copertina di Albe Steiner a mio avviso bella, anche se non nego che ogni volta che penso ad Albe Steiner mi viene in mente Luciano Bianciardi che lo pigliava per il culo ne Il lavoro culturale chiamandolo Zite Zipel, mirabile nome e cognome per un personaggio anche se mai come l'altro, Guido Aristarco che diventa Arcisterco, Arcisterco ogni volta che mi ritorna in mente, vado avanti a ridere per cinque minuti da solo, Arcisterco. Perché l'arma di sorridere di sé e degli altri, in quel territorio assurdo che può essere il lavoro o la vita, è l'unico modo per restare a galla. Copertina di Albe Steiner, traduzione dall'americano di Luciano Bianciardi, ed è per questo che Tropico del cancro lo sto rileggendo lentamente a quattordici anni dalla prima volta, perché quando mi ricapita di sottolineare le frasi più belle di due dei miei scrittori preferiti, in un romanzo solo?
Poi il Libro dell'acqua di Eduard Limonov, che troverete in ben poche librerie ma fatevelo ordinare ne vale la pena, edizioni Alet, opera geniale fin dalla sua costruzione divisa per forme d'acqua nelle quali lo scrittore russo si è bagnato: Mari, Fiumi, Laghi-Stagni-Paludi, Fontane, Saune-Bagni Turchi, Pioggia, Aryk, Uragani. Anche questo lo sto leggendo lentamente, certo trascorrendo venerdì pomeriggio sabato pomeriggio domenica intera con mio figlio la lentezza di lettura non fa che progredire, Pietro al momento non legge neppure il Guerin Sportivo, eppure tutto potrebbe restare immobile e non me ne fregherebbe nulla, penso tra le altalene, tanto per tornare a rispondere alla sua azzeccata previsione, intervistatore, lei non ci crederà ma tra qualche anno passerà, sì lo so già, ma in definitiva tutto resta immobile Pietro, tra l'automobile di legno e l'altalena a ripetizione al parco, tra i tuffi all'indietro sul letto e la pallina di spugna o lo sposta-sedia continuato lungo il pavimento, curiosi sport indoor quando il sole d'inverno cala ed esce fuori il freddo, ascoltiamo alla radio Tutto il calcio minuto per minuto che anticipa di dieci secondi buoni quello che poi posso controllare realmente accaduto oppure no sullo schermo del mio portatile, posizionato sulla mensola in alto e nascosto affinche' tu non riesca a vedere, è il regolamento, Juventus batte Fiorentina due a zero, ma per i viola sarebbe potuta andare molto peggio.
Poi il Libro dell'acqua di Eduard Limonov, che troverete in ben poche librerie ma fatevelo ordinare ne vale la pena, edizioni Alet, opera geniale fin dalla sua costruzione divisa per forme d'acqua nelle quali lo scrittore russo si è bagnato: Mari, Fiumi, Laghi-Stagni-Paludi, Fontane, Saune-Bagni Turchi, Pioggia, Aryk, Uragani. Anche questo lo sto leggendo lentamente, certo trascorrendo venerdì pomeriggio sabato pomeriggio domenica intera con mio figlio la lentezza di lettura non fa che progredire, Pietro al momento non legge neppure il Guerin Sportivo, eppure tutto potrebbe restare immobile e non me ne fregherebbe nulla, penso tra le altalene, tanto per tornare a rispondere alla sua azzeccata previsione, intervistatore, lei non ci crederà ma tra qualche anno passerà, sì lo so già, ma in definitiva tutto resta immobile Pietro, tra l'automobile di legno e l'altalena a ripetizione al parco, tra i tuffi all'indietro sul letto e la pallina di spugna o lo sposta-sedia continuato lungo il pavimento, curiosi sport indoor quando il sole d'inverno cala ed esce fuori il freddo, ascoltiamo alla radio Tutto il calcio minuto per minuto che anticipa di dieci secondi buoni quello che poi posso controllare realmente accaduto oppure no sullo schermo del mio portatile, posizionato sulla mensola in alto e nascosto affinche' tu non riesca a vedere, è il regolamento, Juventus batte Fiorentina due a zero, ma per i viola sarebbe potuta andare molto peggio.
domenica 3 febbraio 2013
Finalmente domenica! (24)
E poi c’è la storia di
quello scrittore russo che stava nel gulag, e la mattina si svegliavano
all’alba e iniziavano a lavorare, poi alle tredici mangiavano si per dire,
della brodaglia e della specie di pane-pietra, poi lavoravano ancora fino a
sera quando stremati andavano a dormire, saranno state le ventuno nelle
camerate, ma in quell’ora probabile di tempo prima di andare a dormire
definitivamente chi aveva voglia di scrivere, era di gran lunga meglio
approfittare di quei pochi minuti per vivere. Il suo libro lo scrittore, se lo
scriveva nella testa mentre lavorava forzatamente, una frase più o meno al
giorno o forse una pagina, questo non me lo ricordo, facciamo per comodità una
frase cioè un giorno ad esempio pensava E
poi c’è la storia di quello scrittore che stava nel gulag, il giorno dopo
per non dimenticare nulla aggiungeva alla prima frase la seconda: E poi c’è la storia di quello scrittore che
stava nel gulag, e la mattina si svegliavano all’alba e iniziavano a lavorare.
Così fino ad imparare a memoria un libro completo da srotolare e scrivere sulla
carta una volta uscito dalla prigionia, magari dettandolo alla moglie per non
fare troppa fatica.
A questo pensavo mentre
guidavo in autostrada, calcolando che con il ritmo di due/quattro viaggi a
settimana Milano-Brescia Brescia-Milano, ne avrei avute di occasioni per
imparare a memoria il mio libro ben meno importante, una frase per volta,
guidando e scrivendo, fino a terminarlo anche con assoluta calma nel giro di
qualche anno, per poi poter dire questo romanzo chiamiamolo così ci ho messo
cinque anni a scriverlo nel tempo libero, in autostrada. Ma come mai questa
scelta? Devo ringraziare un noto scrittore russo. Ma pensavo anche in
autostrada che tra aver qualcosa da dire e costruire una storia ne passa di
differenza, e mi pare che intorno molti costruiscano una storia anche se non
hanno nulla da dire, e invece io penso che se non si ha nulla da dire per un
certo periodo o anche per sempre è meglio starsene zitti e leggere le cose che
hanno da dire gli altri. Inoltre, mentre Pietro dormiva e Marta quasi sul
sedile dietro, pensavo che quella entrante sarebbe stata per me l’ultima
settimana normale, perché da febbraio con il ritorno di Marta all’attività
lavorativa i miei fine settimana sarebbero radicalmente cambiati in questa
direzione:
Venerdì: 8-14 libreria,
15-20 da solo con Pietro.
Sabato: 8-14 libreria,
15-20 da solo con Pietro.
Domenica: 9.45-20.15 da
solo con Pietro.
andando a mutare la fisionomia dei miei week-end in modo determinante, a meno che il giovine Pietro non mi sorprenda a soli tredici mesi d’età pregandomi in ginocchio di ascoltare insieme Tutto il calcio minuto per minuto o di leggere a ripetizione fino alla noia qualche scrittore russo.
Ecco, più o meno questo è quello che avevo da dire, ma poi è successo che in libreria ho visto con i miei occhi il direttore di un importante quotidiano, acquistare dieci copie del suo inutile libro per poi buttarle appena fuori dal negozio nel cestino della spazzatura. Ho sentito per caso dei miei colleghi in altre librerie, e mi hanno detto che anche da loro il direttore di un importante quotidiano, ha comprato dieci copie del suo inutile libro per poi buttarle appena fuori dal negozio nel cestino della spazzatura, ed unendo i fattori insomma sono arrivato alla conclusione che nella città di M. c’è il direttore di un importante quotidiano che fa il giro delle librerie per comprare dieci copie del suo libro e poi buttarle nel cestino della spazzatura, nella patetica speranza presumo di entrare così in classifica e diventare un famoso saggista, perché altrimenti le sue raffinate analisi non interesserebbero davvero a nessuno, e a parte lo spreco economico e la tristezza umana del suo gesto, ho pensato che comunque vada la sua vita e la nostra, qualunque sia il suo conto in banca e il nostro, questo signore non sarà mai capace di scrivere un libro frase dopo frase nella testa, o di immaginare romanzi guidando l’automobile.
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