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lunedì 8 marzo 2010

Non so perché non sono argentino. Curiosa anteprima della presentazione di "Mio padre era bellissimo" in una libreria a Buenos Aires

Non so perché non sono argentino, ma ad essere onesto più di una volta mi sono chiesto anche il perché del mio non essere spagnolo o portoghese. Il triangolo delle mie prossime reincarnazioni a grandi linee lo vedo così. Chi avrà ragione poi si vedrà. Non disdegno comunque l’essere italiano, nonostante certi orribili connazionali, insomma poteva andarmi peggio, ma qui si parlava del futuro, e allora.
Mentre in Spagna e in Portogallo ho già avuto modo di constatare certe anticipazioni di ciò che sarò, in Argentina non sono mai stato, e proprio per questo ritengo una circostanza favorevole trasformare la via in città, e convincermi quindi che Mercoledì 10 marzo presenterò “Mio padre era bellissimo” in una libreria a Buenos Aires. Quantomeno avrò il vantaggio di sembrare spaesato per una ragione opportuna, quella di essere in Sudamerica e capire solamente qualcosa delle parole e della gente intorno. Potrei anche attendere la traduzione dell’interprete prima di sorridere o annuire alle affermazioni di Giuseppe Antonelli e Marco Monina, che mi accompagneranno della presentazione, e prendere tempo per rispondere ad eventuali domande, giustificando i secondi trascorsi con la necessità di permettere al traduttore il ritrovamento dei vocaboli più esatti.
Per ciò che riguarda i miei di vocaboli, essi si ridurranno esponenzialmente rispetto al solito per un fattore più che altro emotivo, ma pazienza. Sarò eventualmente disponibile per articolare discorsi più raffinati ai partecipanti l’evento individualmente, pure in giorni successivi, rinfrancando per giunta la mia antica convinzione: meglio avere a che fare con le persone una alla volta.
Poi mi farò una bella passeggiata con tanti respiri, e non mi dispiacerebbe cenare da “La curva”, ristorante frequentato da Lucho Bordenave a Buenos Aires, nelle pagine di Bioy.

mercoledì 3 marzo 2010

Mercoledì 10 marzo presentazione di "Mio padre era bellissimo" alla Feltrinelli di corso Buenos Aires, Milano


Mercoledì 10 marzo 2010, la Feltrinelli Libri e Musica, corso Buenos Aires 33
ore 18.30
MIO PADRE ERA BELLISSIMO

Mio padre aveva una bicicletta rossa. Sul telaio c'era scritta la marca e poi 'dal 1922'. Da bambino pensavo che la bicicletta fosse stata costruita nel 1922. E' ancora bella per essere così vecchia, pensavo. Più grande avevo cominciato anche a usarla, pedalando senza una metà precisa, alla ricerca un po' del verde e un po' di mio padre.

Miglior libro di gennaio per Fahrenheit di Radio3, Mio padre era bellissimo (Italic Pequod) di Francesco Savio, è la più classica delle storie d'amore: quella tra un padre e un figlio che non hanno avuto il tempo di conoscersi. Insieme all'autore intervengono Giuseppe Antonelli e Marco Monina.

(dal calendario degli Eventi Feltrinelli Milano Marzo 2010)

sabato 9 gennaio 2010

“Mio padre era bellissimo” Libro del giorno Fahrenheit. (2) (ovvero La morte come una forma di sgranocchiamento triste)

Via Asiago si trova nella parte mazziniana di Prati, un quartiere che non potremmo mai permetterci, dico a M., abituata ormai ad affiancarmi nelle lunghe passeggiate che amiamo fare dentro le città che ci capitano, osservando terrazze che non saranno mai nostre. Al numero 10 c’è la sede RAI, dove una guardia gentile e laziale per indicarci la retta via ci accompagna per qualche metro con il sorriso a tutta faccia che sanno fare certi romani, in particolare quando la squadra per la quale tifano ha vinto 4-1, mentre i cugini sono stati raggiunti sul 2-2 al minuto 93.
“Per lo studio di Fahrenheit dovete andare dritti, scendere la prima rampa di scale, dopo l’angolo altra rampa di scale, c’è un androne. In fondo a sinistra, imbucate il tunnel (quello che passa sotto la strada) e seguite la pavimentazione grigia di plastica fino all’ascensore. Schiacciate piano 0 e aperte le porte vi trovate davanti a Fahrenheit…”
Io e M. ci guardiamo attoniti, ma diciamo sì, capito.

Sono abbastanza calmo, riesco a scorgere con esattezza il sesso delle persone presenti nello studio: ci sono due maschi, e tre femmine. Ne sono praticamente certo. Un maschio diviso da un vetro dal resto del gruppo. La prima ragazza mi stringe la mano, sono così concentrato nel dire “piacere Francesco” che non afferro subito il suo nome, e mi dispiace, perché il suo modo di fare è accogliente e mi fa sentire subito a mio agio. La seconda e la terza ragazza mi offrono dei pasticcini, ma sono a posto così, con le mie visioni mistiche.

Poi la diretta. Indossate le cuffie mi guardo attorno e dappertutto vedo scritto RAI. RAI. Radio Rai. Radio Tre. Fahrenheit. RAI. RAI. Sono alla RAI, non c’è dubbio. Avevo elaborato un piano per stare più tranquillo, convincermi di essere a Radio Gabbiano Morto ad esempio. Ma no, sono davvero in RAI, e fuori i gabbiani vivi volano spericolati nel cielo con le nuvole di Roma.

Giuseppe Antonelli avanza le sue richieste, intelligenti e sottili, cogliendomi impreparato sul fronte “dualismi”. Bugno o Chiappucci? Indosso le cuffie, ah no le ho già. Chiappucci. Sbagliato! Ma in quel tempo Chiappucci mi emozionava di più, certe sue azioni senza senso figlie di troppa generosità e poco cervello, in fondo erano poetiche. Solo razionalizzando la classe superiore di Gianni Bugno risultava evidente. Domanda di riparazione: Saronni o Moser? Saronni. Sbagliato amici ascoltatori! La risposta di Giuseppe è Moser. Cambiamo repentinamente argomento.
Avevo nascosto un biglietto con qualche schema di risposta nel libro in caso di panico, ma non mi serve. Ad alcune domande rispondo meglio di altre, ma è giusto così, e la bellezza del “Libro del giorno” è che non c’è nulla di preparato. Riesco a citare scrittori che amo e che in un modo o nell’altro hanno influenzato la stesura di “Mio padre era bellissimo”. Penna, Magrelli, Bianciardi…Non capita lo stesso con Erri De Luca, Prevert, Berto e Philip Roth, ma pazienza. Poi alla fine Antonelli tira fuori dal cilindro “Tu, sanguinosa infanzia” di Michele Mari. Me lo dice 4 secondi prima di rientrare a sorpresa in onda dopo l’ultima Tombola di Fahre, perché abbiamo ancora un po’ di tempo. Come fa a saperlo? Che ho letto quel libro (eccolo qui nella mia biblioteca datato 14/9/99), come ho letto “Rondini sul filo”, altro che gabbiani. Che quel titolo e quel libro sono anche per me bellissimi. Ne parliamo gli ultimi minuti, che resteranno ignoti a chi ascolterà solo il podcast. E’ in quel buco di registrazione che azzardo un parallelo tra la “Vita agra” di Bianciardi e l’infanzia agra di Nicola, il protagonista di “Mio padre era bellissimo”. E’ sempre lì che, dovendo citare un momento del romanzo capace di far sorridere, prima clamorosamente non me ne viene in mente nessuno, poi mi salvo ricordando la sensazione del bambino al funerale che, sentendo i sassolini dei viali di ghiaia del cimitero calpestati dai partecipanti, ha la sensazione che quel suono sia simile a quello delle patatine sgranocchiate, ma con molta più tristezza.

E’ finita, me ne vado concludendo con un “Grazie a voi” che suona come vorrei, finalmente, e con il rammarico di non essere a Radio Tre anche il giorno dopo, e poi quello dopo ancora. Lavorare a Radio Tre, ecco quello che vorrei.