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venerdì 11 giugno 2010

La Coppa del mondo e i suoi oggetti di culto

Ieri alla Libreria dello Sport di Milano mi è capitato di presentare un libro sui Mondiali. Un libro che sospende il tempo, mica roba da poco. Un modo per immergersi in un non-luogo fatto di tante nazioni, quelle che hanno ospitato le diciotto edizioni dei campionati del mondo, dall’Uruguay del 1930 alla Germania del 2006. Un modo per viaggiare nella storia di uno sport meraviglioso, indossando le scarpe rovinate di Josè Nasazzi, capitano della prima Celeste campione del mondo, e la maglietta arancione con il numero 14 di Johann Cruijff. Oggi che iniziano i Mondiali, mi va di consigliare a tutti questo libro, di Gino Cervi e Antonio Gurrado.


sabato 2 gennaio 2010

Savio su Quasi Rete, e Gurrado come Pirlo


Ecco, il primo colpo di mercato l’ha fatto “Quasi Rete”, il blog letterario della Gazzetta dello Sport, coordinato da Antonio Gurrado. A partire da…ora (più o meno), ogni tanto sarò molto felice di collaborare con qualche pezzo a questo blog rosa.
Già, ma chi è Antonio Gurrado? Nessuno lo sa con esattezza. In sintesi potremmo dire che è un narratore, rammento un suo breve pezzo che distingueva appunto tra l’essere romanziere, o narratore, ma citandolo a braccio rischierei di rovinarlo, quindi visitate il suo blog, è decidete voi di che si tratta. http://antoniogurrado.blogspot.com/
E va bene, l’ho visitato io per voi, pelandroni, il post è quello del 5 ottobre 2009.
Per quanto mi riguarda, la prima volta che ho letto qualcosa di Gurrado ho avuto la stessa sensazione di quando ho visto esordire Andrea Pirlo con la maglia del Brescia, a sedici anni e due giorni. Stupito da certi passaggi, da certe intuizioni, mi ero permesso di attirare l’attenzione del mio vicino con una leggera gomitata (per educazione e timidezza non faccio mai di queste cose, ma vista la situazione):
“Scusi ma ha visto? Quello lì è un campione!”
Il vicino mi aveva risposto torvo in dialetto, con frasi francamente irripetibili, facendomi notare come la cosa lo interessasse poco, comunque meno della sconfitta che la squadra della nostra città stava subendo, per di più tra le mura amiche.
“E va bene d’accordo, ma lasciamo da parte il risultato, abbiamo la fortuna di osservare la nascita di un probabile grande giocatore, godiamocela! Cioè, estrapoliamo la prestazione del ragazzo dall’orrore tecnico-tattico generale e…”
Il vicino questa volta mi aveva fulminato, ed era decisamente grosso e incazzato per la sconfitta delle Rondinelle, quindi approfittando dell’intervallo poi nel secondo tempo ero andato a sedermi da un’altra parte.
Ecco, Antonio Gurrado è un po’ come Andrea Pirlo, e un giorno sarà un bravissimo giornalista, o un ottimo scrittore, si vedrà. Quando ciò accadrà (in realtà è gia accaduto, sta accadendo anche in questo momento) io potrò dire di averlo detto, come posso dire di aver visto che Pirlo era, diciamolo, un fuoriclasse. (Gli anni seguenti non furono facili per Andrea, qualche grande esperto dubitò del suo talento: troppo magro, troppo lento, poco grintoso, ecc. Gli capitò di essere acquistato da una squadra particolarmente portata a distruggere talenti, specie se italiani, e si salvò solo andando in prestito alla Reggina, e successivamente tornando al Brescia, dove Mazzone, prima di Ancelotti, lo inventò regista davanti alla difesa. Poi Inter e Milan si accordarono per uno scambio con Guglielminpietro. La contrattazione tra le due squadre meneghine durò poco.
“Volete Pirlo eh? Allora ci date Guly.”
“Ah, fateci pensare un attimo perché Guly…Ok dai ci stiamo!”).

Approfondendo la prosa di Gurrado in questi mesi ho avuto conferma delle somiglianza tra Antonio e Andrea, in particolare ho notato come certi periodi del Gurrado siano straordinariamente simili a quel modo tutto suo che ha Pirlo di proteggere il pallone, girando su se stesso per 180 o 270 gradi, esasperando con la sua tecnica il rozzo centrocampista della squadra avversaria.

In definitiva, se amate lo sport come non ve lo raccontano più, se ancora riuscite ad emozionarvi per certi aspetti poetici o ironici di una partita di calcio, o di una scalata al Giro d’Italia, o di altro ancora, se vi piacciono le donne nude ad esempio, ogni tanto visitate Quasi Rete. Non resterete delusi.

martedì 1 dicembre 2009

Caro Guerin


La prima volta proprio non riesco a ricordarmela. Eppure M. resta sempre stupita di quante cose dell’infanzia io sia in grado di recuperare. Ma la prima volta che ho letto il Guerin, davvero non me lo ricordo. Mio padre non lo comperava, nonostante si chiamasse quasi come il giornale, quindi devo aver fatto da me, probabilmente attratto dal colore verde della scritta Guerin Sportivo, o dal guerriero in pantaloncini bianchi e canottiera verde che, con i piedi sulla V e sulla O, lancia una penna come fosse un giavellotto.
Ma ricordo tante altre volte in cui il Guerin mi ha fatto compagnia con la sua rara capacità di non fami pensare a nient’altro, specie quando i pensieri mi portavano verso luoghi che avrei preferito non visitare mai. Bastava nascondere la faccia dentro quelle pagine per dimenticarmi del resto, e chissà perché, i ricordi più limpidi di queste mie letture sono legati a momenti d’indisposizioni più o meno gravi. Dalle semplici influenze ai ricoveri ospedalieri, quando cominciavo a stare meglio lo capivo dal fatto che l’odore del Guerin mi saliva per le narici, le immagini del Film del Campionato mi facevano stare con gli occhi incollati ai movimenti dei giocatori ritratti nelle fotografie perché, nonostante tutti sostenessero il contrario, i calciatori che osservavo io in quelle pagine si muovevano, eccome. E allora da bambino broncopolmoniti, braccia rotte, risvegli post-operatori avevano come comune primo segnale di ritorno alla vita normale quello di poter sfogliare il settimanale fondato nel 1912. Perfino all’ospedale militare di Padova dove ero finito per un sorprendente quanto tardivo morbillo, che emozione avevo provato quando mia madre era arrivata da Brescia per trovarmi, estraendo dalla borsa...il Guerin Sportivo. Il mio sguardo era scivolato subito sui colleghi di malattia, per fortuna disattenti o rantolanti nelle loro febbri, incapaci così di cogliere il passaggio del Guerin dalla borsa materna al sicuro nascondiglio rappresentato dal cassetto del mobiletto a fianco del letto. Perché i giornali prestati durante la naja quasi mai tornavano, e col Guerin non me lo potevo permettere di rischiare.
Per anni non l’ho più preso il Guerin, dovevo recuperare il tempo perso e leggere libri, ed ero così stupido da pensare che una lettura escludesse l’altra. Poi ho ricominciato. Ho conservato per anni i numeri, infine li ho buttati. Forse non avrei dovuto, ora mentre scrivo penso proprio che non avrei dovuto, e figuriamoci come mi sono sentito nell’apprendere che quel bravo scrittore di Gurrado possiede tutti i numeri dal 1988. L'ha scritto lui sul suo blog. Se fossi stato più deciso e lungimirante, ho subito pensato, essendo più anziano dell’amico Antonio di ben sei anni, avrei probabilmente potuto avere ancora a casa tutti i numeri a partire, ad esempio, dal 1982. Dio, anche i Guerini di quell’estate con i cross di Bruno Conti, e le reti assurde e implacabili di Paolo Rossi. E invece no. Se un giorno (folle ipotesi) sarò ricco, me li potrò magari ricomprare da qualche collezionista, ma non sarà la stessa cosa, non saranno comunque i miei.
Ma tutto questo per dire cosa? Che il martedì era un giorno speciale. Ogni martedì era il giorno del Guerin. Martedì belli, martedì orrendi, in edicola arrivava il Guerin. Ora ci arriverà una volta al mese. Sarà un giornale di 180 pagine, annuncia il direttore Marani nel suo editoriale, con un’ampia parte dedicata dal calcio internazione, e almeno questo non mi dispiace. Vedremo. Ma mentre rileggo il corsivo di Marani (magari ho letto male dai, questa mattina alle 7.30 prima di entrare al lavoro), scorgo con maggiore chiarezza un logo rosso raffigurante una G e una S messe in centro alle righe. No, non può essere. Matteo Marani: voglio sperare che questo non sia il nuovo logo che andrà a sostituire la scritta verde e il guerriero lanciatore di penne. No Matteo, questo no.