(Racconto aparso sul Corriere della Sera-Brescia l'11 marzo 2020)
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giovedì 12 marzo 2020
martedì 4 settembre 2018
Ieri Ronaldo ha detto che: fammi ridere, Meursault (22)
Così Ronaldo ha detto:
- Fammi
ridere, quindi davvero tu sei figlio di materassai?
Io gli ho
detto:
- Sì, sono
figlio di materassai.
Lui:
- Ma scusa,
non ti conveniva essere figlio di operai?
Io:
- Forse.
Avrei avuto di certo un fascino letterario maggiore. Ma mio padre era fissato
con i materassi, cosa ci vuoi fare. E aveva le sue ragioni, era bravo, tanto
che Pier Paolo Pasolini veniva da Casarsa della Delizia per farsi fare i
materassi da lui, Aldo Busi partiva in bicicletta da Montichiari per farsi fare
i materassi da lui, e poi li trasportava Barbino sulla schiena pensando ai suoi
futuri romanzi incandescenti, popolari.
- Davvero?
- No. Ti sto
prendendo in giro Cristiano, svegliati che non hai ancora marcato un gol. Era
per dire, della differenza tra operai e materassai. In termini poetici. L'operaio
ha sempre potuto contare su una speciale dimensione letteraria, mi viene in
mente forse a torto una poesia di Sandro Penna, e cento altri. Ma noi
materassai? Nulla, poco. Al massimo quella consolazione domenicale, sperando in
una vittoria dell'Atletico Madrid. Questa non la capiranno tutti. Comunque,
Pier Paolo Pasolini e Aldo Busi entravano nel negozio in cui mio padre cuciva i
materassi. Io gli chiedevo:
- Papà, ma
questi due?
Guerrino però
non rispondeva quasi mai. Oppure aggiungeva:
- Bambino,
hai visto in giro un po' di retorica anche per noi materassai, uguale o simile
a quella utilizzata nei confronti degli operai da chi in fabbrica non c'è mai
stato nemmeno per il suono di una sirena?
- No papà,
niente da segnalare.
Così restavo
da solo a pensare, questi due in negozio, chissà chi sono.
- Ma tornando
alla questione degli operai -
ha detto Cristiano Ronaldo abbracciato alla sua Georgina disteso sopra una barca a dire il vero un poco stretta
- Adesso la cosa che mi sorprende della maggioranza di voi italiani è che venite in libreria al galoppo a chiedere "Lo straniero", non di Albert Camus, mentre sarebbe molto meglio se voi italiani correste tra gli scaffali a chiedere il romanzo perfetto dello scrittore di Mondovi, no?
ha detto Cristiano Ronaldo abbracciato alla sua Georgina disteso sopra una barca a dire il vero un poco stretta
- Adesso la cosa che mi sorprende della maggioranza di voi italiani è che venite in libreria al galoppo a chiedere "Lo straniero", non di Albert Camus, mentre sarebbe molto meglio se voi italiani correste tra gli scaffali a chiedere il romanzo perfetto dello scrittore di Mondovi, no?
- Siamo
d'accordo Cris. Ma sono i tempi che viviamo. Liberati dall'abbraccio di
Georgina e ripeti con me:
"Oggi la
mamma è morta. O forse ieri, non so".
E poi
tuffiamoci nel mare, che anche questo brutto periodo passerà.
giovedì 22 gennaio 2015
Houellebecq o Welbeck su BibliObs, Le Nouvel Observateur
Houellebecq, Welbeck, una libreria in Italia e Alessandro Baricco.
A grande richiesta in lingua italiana ecco il testo che ho scritto per BibliObs, le pagine letterarie di Le Nouvel Observateur. Cliccando sull'immagine sotto invece la versione in francese.
Milano – Pensavo agli italiani con meno tecnologia,
l’errore più grave era stata distribuirla loro senza precauzioni, senza la
dovuta programmazione temporale. Così potevi osservarli chiacchierare da soli
ad alta voce sul marciapiede, non erano matti ma utilizzavano l’auricolare per
poter gesticolare meglio. Oppure stare con la testa china sul display a bordo
della metropolitana, del tram, accecati da Facebook, Twitter, WhatsApp, tutti a
discutere di cose essenziali che solo dieci anni fa sarebbero apparse trascurabili
e non soggette a urgente comunicazione:
“Sto arrivando a casa, Sono sul treno, Sono dal
panettiere, Non mi sento bene, Sto meglio oggi, Sono al cimitero.”
Così potevi osservarli entrare in libreria come
adesso, gli occhi abbassati sul telefonino o sull’iPad quando non direttamente
in conversazione con altri mediante orecchio, alzando il capo senza
interrompere l’ipnosi connettiva e collettiva solo per chiedere:
“L’ultimo di Welbeck?”
Si riferivano probabilmente a Sottomissione di Michel Houellebecq, ma perché contraddirli,
compito del bravo libraio è accogliere, percepire, assecondare. O forse era
uscita davvero una biografia di Danny Welbeck e a sbagliarmi allora ero io, del
resto il recente passaggio dell’attaccante inglese dal Manchester United
all’Arsenal francese di Arsene Wenger poteva indurre a confusione. Ma cosa mai
poteva aver scritto nella sua biografia Danny Welbeck a soli ventiquattro anni?
E che ne pensava di Huysmans, e del romanzo di Houellebecq? Il drammatico
attentato del 7 gennaio alla sede di Charlie Hebdo si era trasformato in casuale
e ulteriore trampolino di lancio per l’uscita di Soumission, atteso in Italia per il 15. Sottomissione, citato conseguentemente a proposito e a sproposito
dalla televisione (dovete sapere che la maggioranza dei miei compatrioti, a
partire da metà degli anni ottanta, fa quello che sostiene la televisione)
aveva portato nelle librerie clienti che non si sarebbero mai interessati a
Houellebecq, che non avrebbero mai letto Houellebecq, ma che per sicurezza
dovevano comprare Houellebecq. Poco male, avrei pensato il lunedì mattina
seguente preparando come al solito a negozio chiuso la classifica dei dieci
libri più venduti. Primo: Michel Houellebecq. L’inutile lezione del professore
Houellebecq, secondo Alessandro Baricco che tuttavia sosteneva il privilegio di
chinarsi su ogni libro dello scrittore francese, anche a costo di uscirne
delusi. In fondo questa la cosa più importante e utile, da consigliare agli
italiani, chinati invece sui display. Non avrebbero avuto niente da
rimpiangere.
mercoledì 22 ottobre 2014
A passeggio con il campionato (7)
Milano – Poi è arrivato un taxi bianco è scesa Elisabetta Sgarbi bella con
gli occhiali verdi e lo smalto rosso, Sandro Veronesi fumava fuori dalla
libreria circondato dai Bompiani, io sostavo davanti alla vetrina dove stavano
esposti Daria Bignardi e Aldo Cazzullo. L’avevo fatta io quella vetrina ma al
mattino, il privilegiato mestiere di libraio comporta un certo tipo di espiazioni che vi
lascio immaginare, come tutti i mestieri mi direte e infatti mica sostengo il
contrario, precisamente alle otto e cinque avevo raggiunto il marciapiede
esterno al negozio per mimetizzarmi meglio nel buio dell’alba con due grandi
cartonati pubblicitari raffiguranti Aldo Cazzullo e Daria Bignardi, avevo
sistemato i loro volti enormi in posa televisiva pensante in modo
da disegnare uno schema geometrico rispetto alle copie dei volumi col bollino
Novità, diciamo un appena percettibile rombo. Ma adesso il turno era finito, il
pomeriggio volgeva alla sera e potevo spiare dal centro di corso Vercelli,
stando solo attento che non mi travolgesse il tram numero 16, verso sinistra in
lontananza la Madonnina del Duomo risplendere illuminata, verso destra Sandro Veronesi
fumare con un piede appoggiato allo scalino, Elisabetta Sgarbi entrare in
libreria con gli occhiali verdi e lo smalto rosso mentre Umberto Eco invece no,
che si accomodava in prima fila nel prestigioso ruolo di spettatore. Sfioravo
con le dita nella tasca della giacca leggera il volume arancio di alcune
conversazioni di Cioran, Un apolide metafisico,
quindi la presentazione di Terre rare
aveva inizio, il conduttore partiva molto alto citando la recensione del Corriere della Sera che aveva parlato di
capolavoro e di John Steinbeck, Veronesi si prendeva meno sul serio ma con
professionalità, una ragazza volgare prima mi dava una gomitata eccessiva
rispetto al numero dei partecipanti, poi sussurrava all’amica prima di
aggredire il bancone del Caffè La
Feltrinelli:
“Che sbattimento di coglioni, che sbattimento di coglioni”.
Ma non era affatto così, allora che ci stai a fare qui stupidella, anzi
Sandro Veronesi mi faceva venire voglia di comprare il suo romanzo pur avendo
pochi soldi già al 14 del mese, nel finale leggeva il brano del “martelletto
Michelin” che faceva ridere amaro con la pancia e ben rappresentava il suo
talento, andate a cercarlo nelle pagine di Terre
rare, mi veniva voglia di dargli una pacca sulla spalla, di regalargli egoisticamente
e con ammirazione una copia del mio Fuorigioco
antipatico, di chiedergli dopo tante piacevoli chiacchiere letterarie un pronostico sulle
partite del fine settimana: Roma-Chievo e Sassuolo-Juventus. Del resto anche
Bohumil Hrabal un giorno disse:
“Dell’Italia amo, soprattutto, Ungaretti e la Juventus”.
Mentre l’invisibile Thomas Pynchon al suo agente letterario italiano
chiede spesso:
“Roberto, quanto ha fatto la Juventus?”
Queste due cose me le ha dette Darwin Pastorin.
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