
Se l’aggettivo in
questione non fosse abusato, potremmo definire kafkiana l’idea del Governo di
prorogare le restrizioni in atto fino al 3 maggio, concedendo tuttavia alle librerie,
inspiegabilmente, la possibilità di riaprire. Ma Franz Kafka è stato un grande
scrittore, il contrario insomma del gruppo di autori contemporanei privilegiati
e lontani dal mondo reale che, la scorsa settimana, ha promosso una petizione
per riaprire le librerie, “bisognosi di conforto spirituale”, convinti che “le
librerie italiane, grandi o piccole, siano facilmente gestibili da ogni punto
di vista, abituate a frequentatori lenti e assorti”, insomma affamati di “pane
per i loro denti spirituali”. Ah, che avrebbe detto Franz Kafka dell’espressione
“denti spirituali”. Evidentemente, pensavo la scorsa settimana mentre gli
ospedali lombardi erano al collasso, questi presunti scrittori non hanno un
numero sufficiente di libri in casa, vivono altrove, in una bolla protetta che
spesso pregiudica anche la qualità delle loro opere, ovviamente ben recensite e
talvolta ottimamente vendute. E chissà cosa avrebbe detto, il buon Franz Kafka,
di quel politico vanitoso, così simile al personaggio di Fonzie nella nota
serie TV, che già a fine marzo aveva a sua volta e per primo chiesto la
riapertura delle librerie, in quanto luoghi che “curano l’anima”. Ah, quanto
sono importanti le parole.
Da martedì
riapriranno le librerie. Le persone che giustamente non devono uscire di casa
quindi, potranno recarsi invece in libreria, magari durante la lunga
passeggiata col cane, certificazione pronta in tasca, per acquistare i volumi
preferiti, mettendo così a repentaglio la salute dei librai, dei loro
famigliari e più in generale della collettività. Avremo così una massa di individui-lavoratori non essenziali
che, dopo un mese di faticosa clausura violata solo per buttare l’immondizia o
fare la spesa, sarà costretta a uscire e prendere mezzi pubblici, sostare 8 ore
in luoghi commerciali, equipaggiata frettolosamente con mascherine e guanti, in
spazi grandi e piccoli, difendendosi magari con il braccio-metro da chi,
involontariamente, non rispetterà le distanze. E tutto questo per non aspettare
altri quindici giorni. Mentre i morti in Lombardia sono più di 10.000. Mentre
la Cina, ha dimostrato come solo restando a casa sia stato possibile uscire da
questo incubo collettivo. Conosco un libraio-pendolare che, a partire dalla
prossima settimana, forse dovrà prendere due metropolitane e due treni al giorno per
raggiungere il “luogo di lavoro dell’anima” a Milano. Facendo pure i conti con
la soppressione del servizio di alta velocità ferroviario sulla tratta
Brescia-Milano. Esposto al contagio, a una forma pesante di stress psicologico
e al triste timore di stare troppo vicino a moglie e i figli, una volta
rientrato a casa. Tutto questo, per non aspettare quindici giorni.
Io non so i
nomi di chi ha spinto il Governo verso questa folle decisione, e posso solo
pregare, come molti altri librai e lavoratori non privilegiati, di avere
fortuna. Non dimenticherò però, la differenza che separa gli uomini saggi da
quelli irresponsabili. La dignità dall’opportunismo. Sperando, dopo aver visto carovane
di defunti parcheggiate in chiese o portate altrove da camion militari, di non
dover ospitare le prossime bare nelle librerie.