sabato 14 novembre 2020

Piccola antologia della peste

 


Da ragazzo, ho lavorato per un certo periodo a Desenzano. Nei fine settimana, vendevo lavatrici e lavastoviglie, frigoriferi e piani cottura in un noto e grande centro commerciale. In pausa pranzo, mangiavo un panino sul lungolago, camminavo, guardavo le donne, recitavo a memoria le poesie di Catullo. Mi ero innamorato di una ragazza con le stampelle che leggeva Roland Barthes e amava l'oroscopo di Internazionale. Un giorno, l'avevo portata in biblioteca a spiare Francesco Permunian, che lavorava lì, convinto che osservarlo avrebbe contribuito a migliorare il mio stile.
- Vedi quel bibliotecario? È uno scrittore.
Ma lei continuava a leggere Roland Barthes. E Rob Brezsny. Era dei Gemelli.
Allora mi mettevo ad analizzare quella frase di Caponnetto che avvisava gli italiani in merito alla fine imminente, ma la estendevo. Non riguardava solo i rapporti tra Stato e Mafia, ma aveva a che fare con la distruzione cerebrale di un popolo.
Penso che tutto questo sia vero, perché così ho scritto nel mio ultimo romanzo ,"La sottovita" [Mondadori]. Pertanto, quando Permunian mi ha contattato per contribuire alla "Piccola antologia della peste", nonostante fossero i giorni orrendi del maledetto virus, ho provato un certo piacere. Insomma, tutto questo per dire che il 23 ottobre è uscita questa "Piccola antologia della peste" [Ronzani editore] alla quale ho partecipato con un racconto.
Da ragazzo, ho lavorato per un certo periodo a Desenzano. Nei fine settimana, vendevo lavatrici e lavastoviglie, frigoriferi e piani cottura. E così via.

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