domenica 11 novembre 2012

Finalmente domenica! (12)


Ero in automobile mentre la radio diceva che Katherine Mansfield amava indossare calze colorate, e poi che si era ammalata di tubercolosi, e poi che verso la fine non avendo niente da perdere era andata a Fontainebleau presso "L'istituto per lo sviluppo armonioso dell'uomo" fondato da George Gurdeijeff secondo alcuni una guida spirituale secondo altri un ciarlatano per quanto mi riguarda non so, ma quando ho cominciato a leggere un suo libro in passato mi sono addormentato. Restando alle calze colorate, ho sempre avuto un debole per le donne con le calze colorate. Rosse, blu, verdi o gialle. Rosse in particolare, miliardi d'anni fa una ragazza con le calze rosse, me la ricordo abbastanza bene. Tuttavia proseguendo con Mansfield, qualcosa sembrava andare meglio e quando un giorno suo marito Murry era andato a trovarla da Gurdeijeff lei gli aveva detto saltando sulle scale: "Guarda, sono guarita!" ma arrivata in cima all'ultimo gradino era morta. Così hanno detto in radio, e io ero quasi a Bergamo e ho pensato ma che sfiga, Katherine. E anche tuo marito non la meritava una scena del genere, ci sarà rimasto male.

Poi a Brescia vicino a Ponte Crotte quello che passa sopra il fiume Mella, alla fermata dell'autobus ho visto una tipa con le calze degli Stati Uniti cioè che aveva una gamba a strisce bianche e rosse e l'altra blu con le stelle bianche e mi sono detto d'accordo le calze colorate, ma qui stiamo esagerando. Però mi sono sempre piaciute le donne con le calze colorate, rosse in particolare, mi pare di averlo già detto. Comunque se fossi stato in un fumetto di Paco Roca avrei abbassato il finestrino e avrei detto alla fermata Hey ragazzina americana d'accordo le calze colorate, ma non esageriamo. La vita che potrebbe essere in fondo è quella che l'immaginazione non ha il coraggio di mettere in pratica. Paco Roca invece ha messo in pratica la sua di vita, gli è andata bene e se lo merita perché e' bravo, non che io sia un'autorità in merito di graphic novel ma insomma o forse proprio perché non sono un grande esperto, "Memorie di un uomo in pigiama" l'ho trovato meraviglioso, ho riso tante volte da solo, una volta anche mentre ero al bagno, e anche al lavoro in libreria ad un certo punto ho chiamato Marta e Pamela saranno state le 9.10 e ho detto loro guardate qua all'inizio quando il bambino scopre che alla fine della scuola dell'obbligo non c'è la possibilità di stare per sempre e finalmente a casa in pigiama come lui credeva ma ci sono le superiori e poi l'università ecco, glielo dice la madre e il bambino quel giorno perde tutta la sua innocenza infantile, roteando su sfondo bicolore a spirale come James Stewart in Vertigo di Hitchcock, mi pare, ma col pigiama di "Moscu 80".

Katherine Mansfield, non lo so ma io credo mi sarebbe piaciuta, ho pensato in automobile e non solo per via delle calze colorate. Una volta Virginia Woolf che ne invidiava la bravura e si vergognava di provare tale sentimento, pur adorandola, le confessò in una lettera il desiderio di essere lei, ottenendo come risposta da Katherine che lei invece vista la situazione tubercolosica avrebbe desiderato essere un coccodrillo, unico animale a non tossire.
Così hanno detto alla radio, poi ho spento sono sceso dall'automobile in Franciacorta e tutto quello che avevo immaginato presumo sia tornato in autostrada, lasciandomi in balia della mia vita vera e di una domenica con i capelli corti, la prima da almeno sei mesi.

Nessun commento:

Posta un commento