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domenica 22 settembre 2019

La sottovita su Robinson Repubblica


Alcune precisazioni volanti e inutili in merito alla recensione-traduzione apparsa ieri su Robinson Repubblica:
1 - La sottovita non è un diario, ma un romanzo autobiografico al 73%.
2 - Il narratore non "si sente Bianciardi, London, Walser", ma nella sottovita cita, tra gli altri, Bianciardi, London, Walser.
3 - La frase: "Gli editori più grandi che non sono quasi mai grandi editori" viene pronunciata dal personaggio che nel romanzo interpreta un piccolo editore, non dal narratore.
4 -  La parola "servi" riferita agli intellettuali tutti uguali non è presente nel testo.
5 - La recensione-traduzione di Piergiorgio Paterlini mi è piaciuta.
6 - Altro che certamente mi sono dimenticato.

lunedì 16 agosto 2010

Leggere Il Foglio a Obereggen, e i froci di Langone che non ascolta i Beatles

A Obereggen a Ferragosto ci sono dieci gradi, tutti usano i cuscini alti e al mattino fa male il collo. L'unica edicola è grande e ben fornita, ma una sola copia del Foglio. Il primo giorno, alle 9, non ci sono stati problemi. Il secondo, alle 10, non c'era già più. Prendo altri due quotidiani e chiedo alla proprietaria. Qui si parla un dialetto simile al tedesco, e poi l'italiano.
"Avete per caso Il Foglio?"
"Mi spiace, no. Preso uno, non so come si dice, più sveglio di lei".
Accuso il colpo, piove a dirotto.

Il Foglio è al momento il mio quotidiano preferito, nonostante il sostegno incondizionato a Silvio, ma ogni giornale ha la sua linea editoriale, figlia di chi caccia fuori il grano per farlo uscire in edicola. Sarà per via del formato, dell'odore della carta, della leggerezza delle sue poche ma scritte pagine, quasi senza pubblicità a differenza di Repubblica, altro quotidiano che leggo nonostante i suoi consueti articoli di politica, zeppi di isterismi contro Berlusconi e di grotteschi post-it a senso unico. Ma ci scrive Gianni Mura, e almeno lo sport posso guardarlo attraverso le sue frasi.

Il Foglio nell'imperdibile edizione del sabato, e anche in quella del lunedì, con una selezione dei migliori pezzi che tutta la stampa italiana ha prodotto durante la settimana.

Sul numero del 13 agosto però, uno dei più bravi foglianti, Camillo Langone, nella sua Preghiera si lamenta dell'impossibilità di raggiungere/vedere il mare. Per via dei troppi metri cubi di cemento (ma quale parte politica di solito non si oppone all'edificazione selvaggia, vedi Sardegna?), dei troppi italiani scoreggioni (splendida definizione) che amano l'assembramento anche in vacanza sulla spiaggia. Per via degli stranieri venditori di ciarpame, degli schermi televisivi appesi agli ombrelloni (ma quale politico italiano ha contribuito in maniera decisa a trasformare l'Italia in una Repubblica televisiva?). Ma soprattutto di due froci che si baciano sul lungomare. Gli danno proprio fastidio questi due froci a Camillo. Posso immaginare che anche ai due froci però non faccia piacere avere alle spalle Langone che li spia, chissà per quale ragione. Penso a un altro lungomare, quello di Ostia, dove Pasolini fu ucciso a legnate al grido di FROCIO DI MERDA. Mi chiedo se chi non sopporta la visione di un bacio gay si sarebbe unito rabbiosamente al coro razzista o avrebbe magari difeso uno dei più grandi poeti del dopoguerra, per caso omosessuale.
Il giorno dopo Langone se la piglia con Yoko Ono, vedova arpia, e con quel citrullo del marito, John Lennon. Non capisce perchè qualcuno s'interessi ai Beatles, quando esistono gli Stones (stantia rivalità), gli Interpol (che hanno fatto forse 1 bel cd) e i Groove Armada, addirittura. Mah, i gusti.

Non mi resta che sperare, visto che al mare in agosto non ci vado e non posso così intralciare con la mia presenza la sua visione delle onde, di incontrare il bravo Langone durante una passeggiata montana. In Alto Adige gli italiani sono meno che al mare, e si comportano in modo meno deprecabile.
T'incontro e saluto lungo il sentiero Camillo, magari davani alla Cappella Kirchlein am Kob-Hof a Eggen, che racchiude nel suo semplice splendore una Madonna negra con bambino negro. Mi fermo e dico una Preghiera: cara Madonna negra, dona pace agli uomini, alle donne e ai gay, a chi vota Obama o Sarah Palin, Bersani o Berlusconi. Amen.

martedì 16 febbraio 2010

Il quasi compleanno di Ennio Flaiano

“Considero lo scrittore come un personaggio ridicolo. La mia vocazione era quella di non identificarmi. La mia generazione che ha vissuto il fascismo e l’arco democratico è assai curiosa. L’idea della vita con cui siamo nati noi abbiamo dovuto cambiarla in ogni momento. Il successo era una cosa ignobile. Scrittori di successo erano Guido da Verona, Pitigrilli e Luciano Zuccoli. Scrivere un romanzo era ridicolo. Era una cosa indecorosa. Non stava bene, insomma. Il successo era temuto: che uno scrittore piacesse era la prova che non valeva niente. Dire “io scrivo” mi pareva sospetto. Per questo le mie tendenze sono andate alla satira. Ma scrivere è una fatica laboriosissima. Bisogna che la inventi ogni volta. E ora il ridicolo colpisce con forme diverse da quelle di una volta quando si rideva di una persona. Oggi colpisce l’indifferenza. Ogni giorno nel mondo si danno tanti giudizi che finiscono colla loro stessa imponenza a diventare ridicoli. Ma io sono uno scrittore perché non ho saputo realizzarmi in nessun’altra maniera, e tutto quello che ho fatto certe volte lo guardo con sospetto…”.

(E. Flaiano dal primo volume delle Opere, Bompiani. Tratto dall’articolo di Alberto Arbasino per il centenario della nascita di Flaiano, su Repubblica del 15/2/2010)

mercoledì 13 gennaio 2010

Per i non lombardi, la recensione di Repubblica Milano

Per coloro cioè che domenica mattina alle ore 6:30, convinti di essere in Lombardia, si sono recati ansiosi dal proprio edicolante di fiducia per acquistare La Repubblica e leggere la recensione di "Mio padre era bellissimo" scritta da Annarita Briganti, ma che, non essendo in Lombardia, non l'hanno trovata, eccola qui sotto, preceduta da una breve introduzione nella quale l'autrice rivela così, come se niente fosse, di aver conosciuto Michel Platini. Tremo pensando che Michel abbia svelato a lei, e non a me, il segreto per calciare le punizioni aggirando la barriera.


Repubblica Milano / Francesco Savio

Ieri su Repubblica Milano abbiamo raccontato l’intensa, e delicata, autobiografia romanzata di Francesco Savio. Dietro le quinte: quando ero giovanissima, e mi trattavano da maschio portandomi allo stadio e a volte negli spogliatoi (detesto il calcio), ho conosciuto Michel Platini e ne ho un ricordo stupendo. Il blog dell’autore è http://francescosavio.blogspot.com/ Buona lettura!


Francesco Savio Mio padre era bellissimo (Italic Pequod)


“Se c’era una cosa che davvero non sopportavo, una cosa che mi trafiggeva, era l’essere sgridato ad alta voce. Implorando Leonilde e Guerrino e promettendogli di essere sempre bravo, ero quasi riuscito a convincerli a non urlare, salvo inevitabili eccezioni.” È il 1984, quartiere del Carmine, centro storico-popolare di Brescia. Nicola, nove anni, vive con la mamma Leonilde, il padre Guerrino e la sorella Camilla. Ogni tanto Nicola fa arrabbiare i genitori: non mette a posto la carta igienica dopo averla usata, rompe le boccette di profumo di Camilla giocando a pallone in casa, cose così. Un giorno Guerrino reagisce male, urla contro il figlio. Il bambino si spaventa e prega Dio di “far crepare” il padre. Poi i due si riappacificano, la mano di Guerrino sul braccio di Nicola in una carezza che fa un po’ fatica a uscire fuori. Tutto bene, tranne il senso di colpa di Nicola: ama suo padre e lo ha condannato a morte. Un mattino di febbraio Guerrino muore ma la comprensibile rabbia infantile del figlio non c’entra niente. Guerrino era spacciato, malato di epatite. Negli ultimi ricordi di Nicola, il padre è in pigiama, non va al lavoro (vendeva materassi), giace semiaddormentato in una camera buia anche di giorno. Nicola, prima che Guerrino morisse, non voleva seguire la tradizione di famiglia dei materassi ma diventare un campione: vincere il Giro d’Italia, si allenava salendo in bicicletta al Castello di Brescia sul colle Cidneo, o giocare nella Juventus come Michel Platini, del quale imparava a memoria la biografia a fumetti e imitava le movenze sul campo dell’oratorio. Che fine fanno questi sogni se ti trovi a nove anni senza padre? Perché inizi a balbettare e la torta alla crema di Leonilde non basta più a renderti felice?

Francesco Savio (nato a Brescia il giorno di Natale del ’74, da tempo a Milano dove lavora nel Ricordi Mediastore in Galleria Vittorio Emanuele), dopo aver pubblicato nel 2008 un racconto, si cimenta con una riuscita autobiografia romanzata. La scelta vincente è tenere la “penna” ad altezza bambino, evitando considerazioni filosofiche e religiose sulla morte che avrebbero appesantito la storia e distratto il lettore dalla sua delicatezza.

La curiosità: se avete un manoscritto nel cassetto, speditelo all’editore Pequod con il coupon che trovate nell’ultima pagina del libro di Savio. L’iniziativa si chiama Chi legge, viene letto. Chissà.



Segnalo il blog Annarita della giornalista Annarita Briganti, nel quale in data 11/01/2010 trovate nuovamente l'articolo (nel caso vogliate leggerlo due volte da due angolazioni diverse) ma soprattutto qualche interessante commento.

domenica 10 gennaio 2010

Repubblica, e Gazzetta





O non succede niente per anni o accade tutto insieme. Oggi ad esempio la brava giornalista Annarita Briganti dedica una brillante recensione a "Mio padre era bellissimo" nelle pagine milanesi di Repubblica. Dico brillante, specificando che di solito questa definizione, se associata ad un individuo, non mi convince. "Lo vedi quel tipo? E' così brillante..." E invece a me sta antipatico. Ma la recensione della Briganti brilla, nel senso che splende, perchè è acuta nel cogliere aspetti del romanzo che magari sono sfuggiti perfino a chi l'ha scritto.

Ieri sera invece (ma l'ho saputo solo questa mattina) ho esordito su Quasi Rete, blog letterario della Gazzetta dello Sport, con il pezzo dal titolo "Due Volte". Il "Compito" era quello di immaginare un fatto, sportivo oppure no, del 2010. Io ho immaginato la cosa qui sotto.

martedì 20 ottobre 2009

Indovinate chi si occupa di…



E’ sera, e sto seduto sul mio divano rosso che però talvolta diventa blu (nessuna magia, è dell’IKEA e ogni tanto cambio la fodera). Guardo Rai Tre, e anche la Dandini va a sedersi sul suo divano rosso, dopo aver urlato, come sempre in modo eccessivo per sovrastare il tifo sugli spalti, per presentare l’ospite di turno. Questa sera è un grande onore presentare…Eugenio Scalfariii!
Viene giù lo stadio. Fuori la voce per Eugenio Cristo Santo, e su le mani!
Eugenio si alza e ringrazia, per un attimo mi pare abbia le gambe arcuate quasi come Pierre Littbarski, ala della Germania Ovest nei Mondiali di Spagna 1982, ma Scalfari indossa un paio di jeans, e non credo abbia la medesima qualità nel dribbling. E’ comunque sicuro di sé, gioca in casa, e non ci sono arbitri.
La successiva mezzora è uno scambio di battute tra chi la pensa allo stesso modo da anni, non ha mai cambiato idea e mai lo farà, fermamente convinto che chi non la pensa come lui abbia un ritardo mentale, o sia un povero indeciso in attesa di essere illuminato dalla voce della Verità (o di Repubblica). Qualche sassata contro Berlusconi e De Bortoli (che non possono rispondere in quanto non presenti). Ma l’applausometro sale, la curva sta con Eugenio.
Osservo pietrificato, ma ormai nemmeno troppo, forse più corretto dire annoiato. Già, che palle. Ma come siamo arrivati a questo punto? mi chiedo lavandomi i denti. Non posso rispondermi, sputerei fuori il dentifricio. I programmi televisivi, i quotidiani. Schierati in modo così spudorato. Schierati lo sono sempre stati, ovvio, ma in questo modo così avvilente, mah. Repubblica però ultimamente ha una marcia in più, come se volesse recuperare in fretta il tempo perso per agguantare altri fogli che da anni si distinguono per il loro modo di fare informazione spicciola: Libero e Il Giornale, i primi che mi vengono in mente. Nella rubrica BELPAESE, ieri vergata da Alessandra Longo, l’autrice si pone un quesito che la turba: “Indovinate chi si occupa di Jack Kerouac?” Qualcuno di sinistra? No, qualcuno di destra. Vergogna. Uno di questi, il giornalista Roberto Alfatti Appetiti, stima lo scrittore norvegese Knut Hamsun. La Longo l’ha scoperto. Ci sono delle immagini girate da Repubblica Tv che parlano chiaro, dalla tasca del cappotto di Alfatti Appetiti che cammina lungo il marciapiede sbuca un libro. Si tratta proprio di "Fame", di Knut Hamsun. D’accordo, Hamsun è scrittore premiato col Nobel. Ma certo, non ai livelli di Dario Fo. Questo lo sappiamo tutti. Knut secondo la Longo credeva nel dialogo con la Germania nazista, è evidentemente questo l’aspetto più importante della sua opera, e allora ecco che il cerchio si chiude. Doppia vergogna. Indovinate chi si occuperà dello scrittore americano Jack Kerouac, la prossima settimana, a Roma?
La risposta migliore purtroppo per la Longo è lo stesso Kerouac a darla, citando Joyce:
“Non mi seccate con la politica, l’unica cosa che mi interessa, è lo stile”.