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sabato 11 agosto 2018

Ieri Ronaldo ha detto che: chi è Jean-Paul Gaultier? (14)


La notte di San Lorenzo abbiamo guardato il cielo, ma non abbiamo visto nessuna stella. Era nuvoloso. Ronaldo ha detto:
- Pazienza. Tu avevi desideri?
- Ma sì, uno in particolare, tuttavia.
La cosa bella di questa nostra amicizia, pensavo intanto, risiede nel fatto di poter ricordare l'attimo magnifico di ogni giorno, anche quando in realtà non accade un bel niente. Ronaldo ha annuito, nonostante avessi espresso il mio pensiero solo internamente, poi ha estratto dalla tasca una boccetta di vetro colorata di rosso.
- Tu che fragranza usi?
- Al momento nessuna Cris, anni fa Le Male di Jean-Paul Gaultier.
- Bene. Lascia che ti mostri una cosa.
Così dicendo Cristiano si è alzato in piedi, e puntando lo spray verso l'alto ha spruzzato l'essenza CR7 verso il blu nero notturno di Obereggen. Tempo un secondo e le nubi si sono diradate, le stelle cadenti si sono fatte visibili e numerose. Non eravamo soli ad aspettare il loro passaggio, così anche altri abitanti del maso ne hanno approfittato per tornare seduti sulle sdraio con lo sguardo all'insù. Erano soprattutto famiglie. I bambini invece continuavano a giocare a calcio, uno di loro con la maglia numero 7, ma dello Schalke 04. Mi è venuta in mente quella frase di Richard Yates riferita alla famiglia come rifugio dal mondo esterno, come trappola, come contributo fondamentale per definire nel bene e nel male quello che siamo. “Non c’è altro di cui scrivere”.
Ronaldo si è rimesso in tasca la boccetta rossa e ha detto:
- Hai visto adesso quante stelle? Questo il potere della mia nuova fragranza. Chi è Jean-Paul Gaultier? Quanti sono i nostri desideri? Li realizzeremo? Grazie al mio nuovo profumo, probabilmente sì. 

martedì 1 febbraio 2011

Il posticipo: Inter-Palermo (Revolutionary Pazzini)


Conosco decine di scrittori che sarebbero disposti a vendere la madre per scrivere il romanzo perfetto, altri ai quali il sacrificio materno dispiacerebbe relativamente, se ricompensato da un posto nella classifica dei libri più venduti. Per quanto mi riguarda, la perfezione altrui quasi mi commuove, ma anziché invidiarla l’ammiro, anche perché di vendere mia madre proprio non se ne parla. Resto stupito, mi sfrego le mani oppure faccio un respiro profondo, ad esempio quando ricordo la bellezza di un romanzo come Revolutionary Road, di Richard Yates.

E se, consapevole dei miei limiti, desidero qualcosa, è che la fortuna o l’ispirazione mi porti un giorno a scrivere almeno una pagina della quale essere completamente soddisfatto, se non addirittura fiero. Oppure un finale magistrale e splendente, come questo:
“Ma da questo punto in poi Howard Givins udì soltanto un tonante, piacevole mare di silenzio. Aveva spento l’apparecchio acustico”.

E’ con questo spegnimento che si conclude Revolutionary Road, un movimento verso lo zero uditivo esercitato dal vecchio Givins, stufo di ascoltare le noiose e pettegole valutazioni della moglie riguardo ai coniugi Wheeler. Un azzeramento linguistico, una sorta di “non esserci più” bianciardiano nel quale mi riconosco quando, ogni mattina, passo sei ore nella teca in vetro della cassa numero 7. Entro nella mia capsula trasparente, e penso al signor Givins, e al fatto che se essere sordi rappresenta senza dubbio uno svantaggio, il poter non ascoltare invece decisamente no. Quindi ruoto il volume del mio apparecchio fino al nulla, e mi concedo alla vista dei clienti in coda: italiani dallo sguardo rabbioso e insofferente nei confronti di chi li precede o segue o del cassiere-scrittore, assorti in una cattiveria individualista che rende plausibile l’idea che l’unificazione d’Italia sia stata frutto del caso.

Mai avrei pensato però, di essere costretto a difendermi con l’autoprocurata sordità anche domenica sera, unico espediente per non sentire alcune frasi dell’amministratore delegato della Juventus, che lo facevano sembrare sempre amministratore delegato ma della Sambenedettese.

Poi per fortuna, mi sono ricordato di una bella partita vista nel pomeriggio, giocata con coraggio e classe dalle due squadre in campo. Sotto 0-2, Leonardo ha dato un’occhiata alla sua ricca panchina:
“Pazzo, tocca a te.”
Nessuna risposta.
Anche Giampaolo aveva staccato l’apparecchio acustico.
Avvisato con un colpo sulla spalla da un compagno, ecco Pazzini riscaldarsi lungo la linea del fallo laterale, togliersi la tuta, mostrando a tutti il numero 7 fiammante.

Due goal, un rigore procurato: Inter 3, Palermo 2. Il neoacquisto nerazzurro non avrebbe potuto immaginare un esordio migliore nello stadio di Meazza, un Marassi moltiplicato per due e mezzo. Un diagonale rasoterra di destro tirato fuori dal niente spalle alla porta, una frustata di testa su cross di Maicon, eseguita con una felina rapidità da lasciare sgomenta la difesa del Palermo. E poi la consueta esultanza con il gesto delle due dita a indicare gli occhi, come a dire:
“Avete visto?”
Sì, anche se non stavo ascoltando.

martedì 23 marzo 2010

Mentre John Cheever cercava la luce

Mentre John Cheever cercava la luce sui volti degli altri abitanti della libreria, si chiedeva come mai fossero così pochi quelli capaci di scegliere un libro per conto proprio, senza bisogno di essere imboccati o presi all'amo da una recensione, o da una pubblicità ripetuta a oltranza sulle pagine dei quotidiani nazionali.
John osservava le pile del bestseller del momento scendere con implacabile costanza ritmica, prontamente riportate ad altezze adeguate da puntuali librai, e pensava: mah. Perché questi leggono loro e non me? Sanno che sono esistito, che ho scritto 5 romanzi e 7 raccolte di racconti, che una mia storia (presa a caso) vale almeno dieci volte quei tomi che occupano le prime posizioni della classifica?

No, non lo sanno, gli rispondeva Richard Yates che sopravviveva alla lettera Y con qualche copia venduta in più, grazie alla fama postuma che gli era piovigginata addosso dopo la trasposizione cinematografica del suo capolavoro “Revolutionary road”, scritto nel 1961.

Eppure io, continuava John, ho amato l'Italia di un amore quasi soffocante, che ho conosciuto sul serio solo dopo averlo sognato per dieci anni. Sento dire che la maggioranza degli italiani non legge, ma anche quelli che lo fanno, perché faticano così tanto a scegliersi la propria via di parole da soli, senza aiuti e consigli più o meno interessati?

Caro John, concludeva Yates, sono la persona meno adatta a rispondere a certe domande: io in vita non ho mai venduto più di 12.000 copie.