Ieri ho portato la vacca delle Highlands a Fahrenheit. Qui è possibile ascoltare il podcast.
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mercoledì 4 settembre 2019
mercoledì 28 agosto 2019
La sottovita a Fahrenheit Radio Tre
Martedì 3 settembre, alle ore 17.15, parlerò della sottovita a Fahrenheit-Radio Tre. Sono trascorsi sette mesi dall'uscita del romanzo, quindi onestamente non ricordo più nulla. Di cosa tratta, com'è scritto, se davvero l'ho scritto io, e perché. Quindi, non dirò le cose giuste al momento giusto, mi verranno in mente solamente dopo quelle corrette da dire, starò in silenzio più del dovuto, a sorpresa potrebbe anche capitarmi di balbettare leggermente. Ma non sono affatto stupido. In ogni caso, non fate troppi pettegolezzi.
giovedì 3 ottobre 2013
martedì 1 ottobre 2013
"Il silenzio della felicità" a Fahrenheit Radio 3
venerdì 10 dicembre 2010
Roma-Fahrenheit e il Colosseo Quadrato


Come verso la fine della vita può capitare di rimpiangere per un secondo certe cose non fatte o certe donne non fermate per strada, pur accettando l’impossibilità di non poter fare ogni cosa e di non poter fermare ogni donna, così ogni volta che vado a Roma ho la sensazione che mi manchi sempre del tempo, quello necessario per osservare con attenzione le meraviglie che la capitale mostra o nasconde, a seconda delle situazioni e della prontezza di chi la sbircia.
Ad esempio mercoledì, mentre raggiungevo il Palazzo dei Congressi dell’EUR per partecipare alla puntata di Fahrenheit trasmessa in diretta dalla Fiera Più libri Più Liberi, speravo mi avanzasse del tempo (sempre quello, prima o dopo) per guardare da vicino il Palazzo della Civiltà Italiana, soprannominato anche il Colosseo Quadrato o Groviera, e controllare quindi se corrispondeva al vero quell’informazione letta su Wikipedia (ebbene sì, anche io consulto Wikipedia, come del resto fa Michel Houellebecq, ovvero l’autore di uno dei libri più belli che ho letto in questo 2010) e cioè che “in alcune ore del giorno e in particolare di notte, l’edificio del Piacentini esprimesse un evidente fascino di architettura metafisica”. Che poi uno può cliccare su Piacentini e Razionalismo italiano se vuole saperne di più, o quantomeno qualcosa.
Comunque, avevo calcolato il tempo necessario dalla fermata Ottaviano a quella EUR Fermi per non ritardare l’appuntamento radiofonico e potermi permettere qualche spiata metafisica, ma non avevo fatto i conti con i lavori nei sottopassi della Stazione Termini, capaci di rallentare anche due camminatori esperti come me e M.
Partiti col sole poi, sbucati da EUR Fermi pioveva, quindi abbiamo preso il Bus Navetta per la Fiera e così il Colosseo Quadrato l’ho visto solamente dal finestrino, senza potermi avvicinare al groviera come avevo sperato.
Come in ogni luogo chiuso affollato, dentro il Palazzo dei Congressi faceva molto caldo, e mentre pensavo a non dire scemenze durante la spiegazione del perché avevo scelto “Nel territorio del diavolo” di Flannery O’Connor come “mio libro” della Fiera, altri pensieri, votati a tranquillizzarmi, mi facevano tornare a poche ore prima quando, presso un famoso antico forno-focacceria sito in Campo de’ Fiori, avevo notato appena fuori dal bagno una maglia di Totti autografata dentro un quadro, e per un attimo avevo desiderato comportarmi da vero inesperto di calcio, avvicinando il gestore per chiedere: “Scusi, ma il Totti non giocava mica nella Lazio?”.
Ottima in ogni caso la focaccia, anche se il rischio paventato dalla guida di sporcarsi la faccia e la barba di bianco farina, non era in effetti da sottovalutare.
Ottima in ogni caso la focaccia, anche se il rischio paventato dalla guida di sporcarsi la faccia e la barba di bianco farina, non era in effetti da sottovalutare.
Alle 17.10 sono andato in onda, in compagnia di Christian Raimo di Minimum Fax, autore della prefazione dei saggi sul mestiere di scrivere della O’Connor. Ho detto la mia, svelando agli ascoltatori di Radio3 quello che i lettori di Quasi Rete sapevano già. Cose relative alla grazia, e al coraggio di guardare. Poi la conduttrice Loredana Lipperini mi ha chiesto a bruciapelo quale libro sarei stato, in una vita di carta e non di carne, e allora ho detto “La vita agra”, di Luciano Bianciardi. Un parte del pubblico seduto nel caffè letterario sotto il palco ha emesso un breve boato di approvazione, e sorpreso ho realizzato di aver fatto goal. O meglio, di averla passata bene a Bianciardi che, davanti a Julio Sergio, ha fatto quello che solo i campioni sanno fare: saltare in dribbling il portiere, e accompagnare la palla oltre la riga di porta.
martedì 23 novembre 2010
Le elezioni. Perché votare “Mio padre era bellissimo” come Libro dell’Anno di Fahrenheit?
Francamente non ne ho la più pallida idea. Tuttavia, l’8 dicembre parteciperò a Fahrenheit. Durante la puntata, in diretta dalla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di Roma, verrà proclamato il Libro dell’Anno 2010, scelto tra tutti i libri del mese segnalati dalla trasmissione. E’ possibile votare “Mio padre era bellissimo” (già Libro del Mese di Gennaio) scrivendo una mail a
fahre@rai.it
Per il testo fate voi, consigliabile il classico:
“Voto per Mio padre era bellissimo di Francesco Savio”.
Già, ma perché votare “Mio padre era bellissimo” come Libro dell’Anno di Fahrenheit?
L’unica cosa che mi viene in mente per invogliare i lettori di Radio 3 e non solo a votare il mio libro piuttosto che quello di un altro, risiede nella leggerezza di “Mio padre era bellissimo”. Una leggerezza non filosofica o spirituale, ma sancita dai grammi. Ci sono infatti svariate possibilità che il mio libro sia il più leggero in concorso e quindi posso dire questo:
“Se siete una di quelle persone che comprano due, tre quotidiani al giorno, avrete certamente notato una cosa. I giornali ormai arrivano intorno alle settanta pagine ciascuno tra articoli più o meno interessanti e pubblicità con le donne nude. Pertanto, se amate accompagnare la lettura del quotidiano a quella di un buon libro, quale migliore soluzione che infilarsi sottobraccio “Mio padre era bellissimo”, di sole 139 pagine? Un bilanciamento cartaceo. Una velata protesta contro il sistema dell’informazione che obbliga, ad esempio, a pagare cinquanta centesimi in più al sabato per un chilo di rivista femminile non desiderata, aggregata al quotidiano numero 1 o 2. Senza contare che nel libro di Savio a sorpresa non ci sono donne nude.
Secondo aspetto, da non sottovalutare, e derivante dall’infanzia quando mi capitò di trovare nella cassetta della posta un portachiavi con uno Scudo da un lato e il volto di un candidato dall’altro. Votate X, c’era scritto, e molti condomini accettarono il consiglio, soddisfatti per il nuovo portachiavi.
Non arriverò a tanto, però. E’ mia intenzione regalare a tutti quelli che voteranno “Mio padre era bellissimo” una matita, la stessa (lunga sottile, marroncina, perfettamente temperata) che Giorgio Gaber rubò dalla cabina nella sua adorabile canzone che parlava di elezioni. Di più non posso promettere.
Grazie.
fahre@rai.it
Per il testo fate voi, consigliabile il classico:
“Voto per Mio padre era bellissimo di Francesco Savio”.
Già, ma perché votare “Mio padre era bellissimo” come Libro dell’Anno di Fahrenheit?
L’unica cosa che mi viene in mente per invogliare i lettori di Radio 3 e non solo a votare il mio libro piuttosto che quello di un altro, risiede nella leggerezza di “Mio padre era bellissimo”. Una leggerezza non filosofica o spirituale, ma sancita dai grammi. Ci sono infatti svariate possibilità che il mio libro sia il più leggero in concorso e quindi posso dire questo:
“Se siete una di quelle persone che comprano due, tre quotidiani al giorno, avrete certamente notato una cosa. I giornali ormai arrivano intorno alle settanta pagine ciascuno tra articoli più o meno interessanti e pubblicità con le donne nude. Pertanto, se amate accompagnare la lettura del quotidiano a quella di un buon libro, quale migliore soluzione che infilarsi sottobraccio “Mio padre era bellissimo”, di sole 139 pagine? Un bilanciamento cartaceo. Una velata protesta contro il sistema dell’informazione che obbliga, ad esempio, a pagare cinquanta centesimi in più al sabato per un chilo di rivista femminile non desiderata, aggregata al quotidiano numero 1 o 2. Senza contare che nel libro di Savio a sorpresa non ci sono donne nude.
Secondo aspetto, da non sottovalutare, e derivante dall’infanzia quando mi capitò di trovare nella cassetta della posta un portachiavi con uno Scudo da un lato e il volto di un candidato dall’altro. Votate X, c’era scritto, e molti condomini accettarono il consiglio, soddisfatti per il nuovo portachiavi.
Non arriverò a tanto, però. E’ mia intenzione regalare a tutti quelli che voteranno “Mio padre era bellissimo” una matita, la stessa (lunga sottile, marroncina, perfettamente temperata) che Giorgio Gaber rubò dalla cabina nella sua adorabile canzone che parlava di elezioni. Di più non posso promettere.
Grazie.
lunedì 1 febbraio 2010
Cambiare l'Italia votando "Mio padre era bellissimo" a Fahrenheit
VOTATE "MIO PADRE ERA BELLISSIMO" come libro del mese a Fahrenheit Radio3!
Basta scrivere a
Grazie!
mercoledì 20 gennaio 2010
"Mio padre era bellissimo" favorito a Fahrenheit
Apprendo con stupore che "Mio padre era bellissimo" è tra i 3 libri "favoriti" di Fahrenheit per il mese di Gennaio. Non sto mentendo, guardate sul sito http://www.radio.rai.it/RADIO3/fahrenheit/ (in basso a destra). Gli altri due sono, ehm, Andrea Camilleri e Norman Mailer.
Chi volesse farsi due risate ascoltando la mia intervista del 6 gennaio, non deve fare altro che cliccare qui sotto.
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_libro.cfm?Q_EV_ID=308481
sabato 9 gennaio 2010
“Mio padre era bellissimo” Libro del giorno Fahrenheit. (2) (ovvero La morte come una forma di sgranocchiamento triste)
Via Asiago si trova nella parte mazziniana di Prati, un quartiere che non potremmo mai permetterci, dico a M., abituata ormai ad affiancarmi nelle lunghe passeggiate che amiamo fare dentro le città che ci capitano, osservando terrazze che non saranno mai nostre. Al numero 10 c’è la sede RAI, dove una guardia gentile e laziale per indicarci la retta via ci accompagna per qualche metro con il sorriso a tutta faccia che sanno fare certi romani, in particolare quando la squadra per la quale tifano ha vinto 4-1, mentre i cugini sono stati raggiunti sul 2-2 al minuto 93.“Per lo studio di Fahrenheit dovete andare dritti, scendere la prima rampa di scale, dopo l’angolo altra rampa di scale, c’è un androne. In fondo a sinistra, imbucate il tunnel (quello che passa sotto la strada) e seguite la pavimentazione grigia di plastica fino all’ascensore. Schiacciate piano 0 e aperte le porte vi trovate davanti a Fahrenheit…”
Io e M. ci guardiamo attoniti, ma diciamo sì, capito.
Sono abbastanza calmo, riesco a scorgere con esattezza il sesso delle persone presenti nello studio: ci sono due maschi, e tre femmine. Ne sono praticamente certo. Un maschio diviso da un vetro dal resto del gruppo. La prima ragazza mi stringe la mano, sono così concentrato nel dire “piacere Francesco” che non afferro subito il suo nome, e mi dispiace, perché il suo modo di fare è accogliente e mi fa sentire subito a mio agio. La seconda e la terza ragazza mi offrono dei pasticcini, ma sono a posto così, con le mie visioni mistiche.
Poi la diretta. Indossate le cuffie mi guardo attorno e dappertutto vedo scritto RAI. RAI. Radio Rai. Radio Tre. Fahrenheit. RAI. RAI. Sono alla RAI, non c’è dubbio. Avevo elaborato un piano per stare più tranquillo, convincermi di essere a Radio Gabbiano Morto ad esempio. Ma no, sono davvero in RAI, e fuori i gabbiani vivi volano spericolati nel cielo con le nuvole di Roma.
Giuseppe Antonelli avanza le sue richieste, intelligenti e sottili, cogliendomi impreparato sul fronte “dualismi”. Bugno o Chiappucci? Indosso le cuffie, ah no le ho già. Chiappucci. Sbagliato! Ma in quel tempo Chiappucci mi emozionava di più, certe sue azioni senza senso figlie di troppa generosità e poco cervello, in fondo erano poetiche. Solo razionalizzando la classe superiore di Gianni Bugno risultava evidente. Domanda di riparazione: Saronni o Moser? Saronni. Sbagliato amici ascoltatori! La risposta di Giuseppe è Moser. Cambiamo repentinamente argomento.
Avevo nascosto un biglietto con qualche schema di risposta nel libro in caso di panico, ma non mi serve. Ad alcune domande rispondo meglio di altre, ma è giusto così, e la bellezza del “Libro del giorno” è che non c’è nulla di preparato. Riesco a citare scrittori che amo e che in un modo o nell’altro hanno influenzato la stesura di “Mio padre era bellissimo”. Penna, Magrelli, Bianciardi…Non capita lo stesso con Erri De Luca, Prevert, Berto e Philip Roth, ma pazienza. Poi alla fine Antonelli tira fuori dal cilindro “Tu, sanguinosa infanzia” di Michele Mari. Me lo dice 4 secondi prima di rientrare a sorpresa in onda dopo l’ultima Tombola di Fahre, perché abbiamo ancora un po’ di tempo. Come fa a saperlo? Che ho letto quel libro (eccolo qui nella mia biblioteca datato 14/9/99), come ho letto “Rondini sul filo”, altro che gabbiani. Che quel titolo e quel libro sono anche per me bellissimi. Ne parliamo gli ultimi minuti, che resteranno ignoti a chi ascolterà solo il podcast. E’ in quel buco di registrazione che azzardo un parallelo tra la “Vita agra” di Bianciardi e l’infanzia agra di Nicola, il protagonista di “Mio padre era bellissimo”. E’ sempre lì che, dovendo citare un momento del romanzo capace di far sorridere, prima clamorosamente non me ne viene in mente nessuno, poi mi salvo ricordando la sensazione del bambino al funerale che, sentendo i sassolini dei viali di ghiaia del cimitero calpestati dai partecipanti, ha la sensazione che quel suono sia simile a quello delle patatine sgranocchiate, ma con molta più tristezza.
E’ finita, me ne vado concludendo con un “Grazie a voi” che suona come vorrei, finalmente, e con il rammarico di non essere a Radio Tre anche il giorno dopo, e poi quello dopo ancora. Lavorare a Radio Tre, ecco quello che vorrei.
giovedì 7 gennaio 2010
"Mio padre era bellissimo" Libro del giorno a Radio 3 Fahrenheit (1)
http://www.radio.rai.it/RADIO3/fahrenheit/mostra_libro.cfm?Q_EV_ID=308481
Ecco com’è andata, pare. Potevo fare meglio, ho pensato, ma anche molto peggio. Prima di Fahrenheit, all’Osteria da Mario in Piazza delle Coppelle, un giovane e borioso giornalista veneto trascinava con i suoi racconti ad alta voce il resto della tavola vicino a me:
“Mi ricordo quando ho intervistato il sottosegretario…e quando invece mi ha strizzato l’occhio il portavoce di…E non vi ho mai raccontato quando il Ministro in persona mi ha fatto i complimenti?”
No, non ce l’ha mai raccontato, ho detto sottovoce a M., mentre il tavolo dei veneti in trasferta a Roma pendeva dalle labbra dell’audace giornalista in carriera. Ma era un modo di pendere che non mi convinceva, e soprattutto, mi annoiava.
“Mi ricordo quando ho intervistato il sottosegretario…e quando invece mi ha strizzato l’occhio il portavoce di…E non vi ho mai raccontato quando il Ministro in persona mi ha fatto i complimenti?”
No, non ce l’ha mai raccontato, ho detto sottovoce a M., mentre il tavolo dei veneti in trasferta a Roma pendeva dalle labbra dell’audace giornalista in carriera. Ma era un modo di pendere che non mi convinceva, e soprattutto, mi annoiava.
domenica 3 gennaio 2010
Mercoledì 6 gennaio presento “Mio padre era bellissimo” a Fahrenheit - Radio 3

E ieri mentre mi lavavo i denti per un attimo sono stato preso dal panico. Sono stati pochi secondi, spero non decisivi. Poi ho proseguito con lo spazzolino, tentando di moderare la forza, perché i denti vanno lavati con dolcezza, non c’è bisogno di sfregare, solo che spesso per far veloce e andare a dormire o a lavorare, uno ci casca.
Mentre il sapore del dentifricio come sempre mi dava una buona sensazione, ho messo un piede negli studi RAI di via Asiago, in Roma, e ho pensato: “E adesso? Che ci faccio qui? Ma soprattutto, cosa diavolo dico? E se mi pongono delle domande difficili e faccio una figura da scemo?” Gli ascoltatori di Fahrenheit potrebbero immediatamente pensare: “E questo chi è? Ma cosa sta dicendo? In che lingua sta parlando? Che poi parlando, insomma, esageriamo, boh, non si capisce niente. E ha pure scritto un libro?? Ah, siamo messi bene, povera Italia.” I problemi del Paese verrebbero riversati immediatamente sulle mie spalle.
Poi ho finito con i denti, e sono tornato parzialmente calmo. Ho pensato a Roma, a come ogni volta non mi abbia fatto capire più niente. Non la vedo da otto anni circa, ma tempo fa…
Partivo con il mio zaino e raggiungevo in treno la capitale, convinto che prima o poi (me lo sentivo) ci sarei vissuto.
Mentre camminavo a caso dalla Stazione Termini verso non so, addirittura mi accorgevo di sbagliare, io avevo vissuto a Roma, come a Lisbona, e Napoli. Si trattava di adolescenze parallele, prosecuzioni di infanzie altrettanto incapaci di toccarsi, ma che pure c’erano state, eccome. Camminavo e non capivo più niente di fronte a quella bellezza sottile e pure così sfacciata, e ridevo da solo per certe lacrime di felicità assoluta che dagli occhi scendevano giù, sotto il sole. Mi guardavo intorno stupito, e come una spugna assorbivo ogni cosa, avvicinavo a me i palazzi e le persone, due zingarelle anche, che appese alle mie braccia mi avevano detto Ciao signore, Dacci qualcosa signore…Care zingarelle, avevo pensato, quanti pregiudizi su di voi. Cinquanta metri dopo mi ero accorto di non avere più il portafoglio. L’avevo messo apposta nella tasca davanti per sentirlo con la gamba, ma insomma non c’era più, erano state quei due piccoli angeli tzigani. In retromarcia ero tornato sui miei passi, pronto ad affrontarle con estrema durezza, ma a pochi metri da loro avevo scorto la più piccola agitare vorticosamente il braccino e urlare: “Signore! Hai perso questo!” Possibile? Possibile, era il mio portafoglio, e non mancava nulla, mah.
Roma. Ero andato al cimitero inglese a trovare John Keats, e salutandolo gli avevo ricordato quello che gli dicevano gli amici quando stava per uscire di casa e c’era brutto tempo:
“John Keats, John Keats, John. Please put your scarf on!”
(John, mettiti la sciarpa per favore!)
Mi sono ricordato questo e tante altre cose di me e di Roma. Mi sono fatto forza, rammentando quel programma radiofonico che conducevo a Radio Brescia Popolare, prima che la chiudessero (la radio, non la trasmissione, e giuro che non fu colpa mia!) Non c’erano più soldi, e in ogni caso sono certo che non accadrà lo stesso con Radio Tre. Forza, mi sono detto, hai sempre amato la radio. Certo, ma un conto è fare il conduttore, un altro è essere intervistato, e per di più sul mio libro. Ma insomma, stiamo calmi. Io a Farehneit. Che, per chi non lo sapesse, è la trasmissione radiofonica più bella che c’è. E non lo dico per ottenere clemenza da parte dell’intervistatore. Ascolto sempre Radio 3, i miei colleghi sono testimoni. Quando al mattino ore 8 mi collego in magazzino per ascoltare Prima Pagina, intuisco la loro disperazione, ma sono spietato, almeno dalle 8 alle 9, col negozio chiuso, si ascolta Radio 3. I pomeriggi ognuno poi faccia ciò che vuole. Io ascolto Fahrenheit, tranne mercoledì.
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